(FOTO) Tornano "sotto terra" le fornaci di Selinunte. Un "tesoro" da preservare dalle intemperie
del 2016-10-14









Recentemente le fornaci scoperte all’interno dell’acropoli di Selinunte sono state nuovamente ricoperte con certo disappunto della popolazione. Abbiamo chiesto un parere all’avv. Giovanni Miceli, noto studioso del territorio ed autore di alcune pubblicazioni.

Lo stesso ci ha riferito: "Anche quest’anno si è conclusa la campagna di scavi nella cosiddetta “zona artigianale di Selinunte“ da parte dell’equipe dell’Università di Bonn diretta dal prof.Martin Benz che ha portato alla luce un’intero quartiere dedicato alla produzione di terrecotte. Già l’anno scorso era stato scavato un tratto di terreno ed erano state messe in evidenza alcune fornaci.
Ora lo scavo è stato ampliato mettendo in evidenza altre fornaci con i relativi spazi di lavoro. Oltre alle strutture sono venute alla luce altresì alcune terrecotte votive raffiguranti divinità,alcuni vasi per la conservazione di pigmenti e, cosa più importante, alcune matrici (stampi) per statuette. In questo quartiere si producevano tegole, coppi, mattoni, sarcofagi e contenitori anche di grosse dimensioni.

E’ probabile che, vista l’estensione della zona, il materiale prodotto potesse anche essere esportato. Non deve stupire la vastità del complesso industriale in quanto all’epoca e sino a pochi anni fa, prima dell’avvento della plastica, tutto si faceva con l’argilla e la richiesta dei prodotti (mattoni, tubature, vasi per l’acqua e per il fuoco, tegole, stoviglie etc) era elevatissima.
Se a Castelvetrano, paese con circa trentamila abitanti, sino al 1960 operavano oltre dieci stazzuna (i più noti erano i Giancontieri, i Filardo e la famiglia Gino) pensate bene quanti stazzunara dovevano operare a Selinunte,città con oltre cinquantamila abitanti.
Singolare è il fatto che sia i Selinuntini che i moderni stazzunara hanno sempre prelevato la creta dallo stesso posto e precisamente dalle cave esistenti sulla vecchia via Paceco. Lo scavo è stato nuovamente ricoperto, in attesa di ulteriori ampliamenti e di adeguata copertura di protezione, per preservarlo dalle intemperie e dalla vegetazione che in poco tempo si approprierebbe nuovamente del sito.
E’ auspicabile che venga al più presto studiato, approvato e realizzato un progetto che preveda sia la conservazione dell’interessantissimo sito, che la sua fruizione da parte dei visitatori così come avviene per i mosaici di Piazza Armerina".
















