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"La selinutina" e "l'azzusaru". Ricordando l'indimenticata bevanda orgoglio dei castelvetranesi

di: Pietro Errante - del 2017-09-17

Immagine articolo: "La selinutina" e "l'azzusaru". Ricordando l'indimenticata bevanda orgoglio dei castelvetranesi
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  • I meno giovani come me (perdonatemi l'eufemismo) ricorderanno che in una traversa della via Pietro Luna esisteva una fabbrica di gazzose ( se non ricordo male si chiamava "La Selinuntina"). In belle bottigliette di vetro panciute da un quarto di litro, veniva immessa la bevanda gassosa, piena di bollicine, dolciastra, poi ermeticamente trattenuta da apposito tappo metallico.

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  • Era una fabbrica che lavorava parecchio e che forniva la gustosa bevanda oltre che ai piccoli negozi alimentari (allora erano inesistenti i grandi centri commerciali di oggi) anche,su richiesta del cliente, a domicilio dei privati cittadini.

    La gustosissima bevanda era molto apprezzata e lo fu per molti anni, specie nelle afose estati selinuntine, quando veniva mescolata ad un quartino di birra addolcendone il gusto amaro. Ricordo perfettamente il tre ruote carico di cassette di legno nelle quali trovavano posto almeno una ventina di bottigliette (se non di più). Il tre ruote arrivava con gran fracasso sia nei vari quartieri della città, sia nelle località balneari durante le estati dei bagni.

    Fu in una di quelle estati che ebbi modo di assistere all'ennesimo fuori onda dei miei adorati nonni acquisiti in seguito al fidanzamento prima e alle nozze poi con l'attuale mia moglie Enza. Nonno Diego e nonna Lilla,appena la calura cominciava a farsi sentire, se ne scendevano nel magazzino rurale che avevano a Triscina ed ovviamente noi tutti, giovanissimi, alcuni ancora bambini, ce ne andavamo a trascorrere le vacanze estive dai nonni Diego e Lilla.

    Lo spettacolo della Triscina di quegli anni (inizio 1970) l'ho descritto più volte e in altre circostanze. Brevemente per non dilungarmi vi confesserò che sembrava quello il paradiso terrestre raccontato nella Genesi: campagna, alberi,frutteti, ortaggi, vigneti ,sabbia, dune immense, spiagge deserte e incontaminate, mare da favola.

    Per arrivare a casa dei nonni si scendeva attraverso una stretta trazzera in forte pendenza, tutta buche e molto sconnessa, dalla quale si accedeva ad un ampio cortile alberato con pini ed altre piante di alto fusto. Insomma un luogo meraviglioso di campagna e di mare, di silenzio e di relax come spesso vorresti fosse una vacanza. Nonna Lilla era molto amica del venditore di gazzose, "lu azzusaru", che periodicamente col suo tre ruote si avventurava in quella trazzera per fornirci le preziose bevande.

    Del suo arrivo ci accorgevamo per tempo dato che le condizioni pessime della stradina provocavano un notevole traballamento delle bottigliette di cui si udiva a distanza il lieto e conosciuto tintinnio. "Sta arrivannu l'azzusaru Diè-disse la nonna Lilla- pigghia li sordi pi pagarlu".

    Ricordo che nonno Diego andò in cucina e portò il borsellino alla moglie, la quale dopo averci guardato dentro si accorse di non avere spiccioli. "Bedda matri- esclamò nonna Lilla- Bii, ora ci ha dari 20 mila liri. Pacienza, megghiu accussì, mi scancia sti sordi".

    L'azzusaru parcheggiò il tre ruote, scese due cassette di gazzose belle rotondette, prese i soldi e mentre la nonna era intenta a sistemare le cassette, avendo fretta di effettuare altre consegne, l'azzusaru mise in moto il mezzo e se ne andò. "Bedda matri- ridisse nonna Lilla- lu restu, si scurdà a darimi lu restu. Diè, prestu, pigghia su motori e va cercalu, ncuscenza lu restu, ala facciazza di la prescia. Prestu pigghia su motori e vacci darrè, va cercalu e fatti dari lu restu".

    Nonno Diego con la sua solita flemma, prese il suo vecchio Motom rosso, un cinquantino risalente all'immediato dopo guerra, e cominciò a scalciare sulla leva della messa in moto. Ma il motore non voleva saperne di partire. "Va iettalu su sfasciumi" gli gridò nonna Lilla disperata per il mancato resto , mentre il povero nonno Diego stava sudando le sette proverbiali camicie per avviare il motore della mitica Motom rossa.

    Noi ragazzi, ve lo lascio immaginare, stavamo sbellicandoci dalle risa. Nonno Diego però, dopo innemerevoli tentativi, riuscì a mettere in moto il suo cinquantino, raggiunse l'azzusaru e si fece dare il resto. "M'avà scusari zu Diè, ma la prescia di iri ni atri clienti mi fici passari di la menti lu restu. Eccu li sordi e ci dicissi a la za Lilla di scusarimi, un ni lu fici apposta". Nonno Diego, trionfante tornò col resto fiero della sua Motom rossa tanto bistrattata dalla nonna. La quale invece tirò un grosso sospiro di sollievo.

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