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"C'era una volta 'lu zuppareddu' e 'l'ammucciareddu'. Quando si cresceva in strada giocando senza cellulari

di: Pietro Errante - del 2018-04-27

Immagine articolo: "C'era una volta 'lu zuppareddu' e 'l'ammucciareddu'. Quando si cresceva in strada giocando senza cellulari

Le moderne tecnologie audiovisive, i sistemi di comunicazione sempre più sofisticati ed ultraveloci, i mezzi di collegamento che consentono di raggiungere i posti più distanti in poche ore hanno rappresentato tappe importanti nel progresso del genere umano. In un piccolo telefono oggi hai in mano tutto il mondo, il sapere e la conoscenza, puoi scattare foto ad alta definizione o fare filmati quasi professionali. Puoi parlare in videochiamata, scambiare messaggi in tempo reale, puoi fare tutto o quasi tutto.

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  • Il prezzo da pagare tuttavia è molto alto: non si socializza più, ci si rinchiude in casa smanettando gran parte della giornata su quei minuscoli tasti per poi spostarsi davanti a un televisore che bombarda di pubblicità ossessiva.                         

    Gli anni passano inesorabili e per me stanno diventando molti: spesso aprendo il cassetto della memoria non si può fare a meno di ricordare i tempi della fanciullezza quando non esistevano telefonini, niente internet, pochi televisori, poche auto, insomma meno tecnologia e più umanità. I bambini degli anni 60 erano bambini poveri di famiglie povere lontanissime dal cosidetto benessere degli anni successivi. Ricordo però che eravamo bambini felici di quel poco che avevamo soprattutto dei nostri giochi che ci permettevano di socializzare e crescere insieme.                       

    I giochi di quegli anni erano giochi di gruppo che si svolgevano in massima parte nei numerosi cortili e nelle stradine del centro storico: a muccia a muccia, "lu zuppareddu", scarricacanali, acchiappa acchiappa erano forse i giochi più diffusi e praticati dai bambini castelvetranesi di quegli anni. A "muccia a muccia" (nascondino) era un gioco molto praticato: un concorrente contava fino a venti poggiando la testa sul bracci poggiato al muro e gli altri concorrenti si nascondevano negli angoli e negli anfratti più impensabili. Il cercatore vagava per molto tempo cercando di scovare gli antagonisti che di volta in volta, approfittando delle situazioni, correvano all'impazzata per raggiungere la base della conta e esprimere il  "libera me" mentre all'ultimo concorrente spettava l'eroico "libera tutti".                       

    "Lu zuppareddu" (gioco della campana) era il vero grande divertimento cui partecipavano davvaero in tanti sin dalla tenera età: consisteva nel tracciare a terra con gesso delle figure geometriche , per lo più rettangolari, sormontate da un semicerchio.

    Le singole caselle venivano numerate di solito da 1 a 10 e su tutte si doveva saltellare con un solo piede senza mettere a terra l'altro, pena la squalifica. Era un gioco che richiedeva abilità e doti di equlibrio, ma era un gran bel passatempo per i bambini di quegli anni.                       

    Scarricacanali(la cavallina) era molto in voga specialmente nelle stradine del centro poco trafficate: un gruppo di bambini si metteva in fila piegando il busto e consentendo a turno agli altri giocatori di saltare a cavallina con le bambe aperte, operazione che spesso si ripeteva all'infinito, fini allo sfinimento fisico. 

    "Acchiappa acchiappa" (fuggi fuggi) era il classico rincorrersi velocemente cercando di non farsi raggiungere dal penalizzato che aveva l'obbligo di rincorrere un pò tutti e di pagare pegno toccando almeno un avversario .                       

    Ovviamente c'era una grande quantità di giochi oltre quelli che ho brevemente descritto: "palla avvilinata" (evitare di farsi colpire dalla palla), palla a muru (scagliare la palla con violenza contro un muro e riprenderla con eventuale piroetta, la partita di lu curtigghiu (un incontro di calcetto svolto in cortile), "lu tiru di la corda" (il tiro della corda tra gruppi di banbini anche di quartieri diversi) , li cunta e li ricunta (ci si sedeva comodi sui marciapedi e un cantastorie narrava vicende misteriose e fantastiche).                       

    Quando si cresceva in età giovanile lo svago prediletto era il calcio. Partite memoriabili si svolgevano nel famoso campetto dell'aviazione, un piccolo campo nei pressi dell'aeroporto militare di Castelvetrano, dove si svolgevano incontri di calcio con risultati spesso impressionanti: ricordo una partita durata cinque ore e finita 78-41. Ero presente e facevo l'arbitro di quell'incontro.

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