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Cosa deve aspettarsi Castelvetrano dal 2018? Sicuramente di superare l'emergenza rifiuti e non solo

di: Pietro Errante - del 2018-01-07

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  • E così siamo entrati nel duemiladiciotto. Gli ultimi anni compreso il 2017 sono stati molto difficili. Abbiamo dovuto subire una crisi economico-finanziaria iniziata nel 2008 ed ancora non del tutto conclusa, benché siano stati fatti timidi passi di miglioramento. Gli esperti parlano della peggiore crisi del dopoguerra: molti risparmiatori hanno visto andare in fumo i propri gruzzoletti, il sistema bancario è stato sul precipizio del tracollo da cui faticosamente si sta allontanando. Molti uomini, donne, pensionati si sono tolti la vita per i debiti, per aver perduto i risparmi di una vita.

    Sono stati anni difficili per l'Europa e soprattutto per i Paesi deboli dell'Unione tra cui Grecia (ad un passo dalla bancarotta), Spagna (ripresasi decisamente dopo un pericoloso rischio deflattivo) e l'Italia che invece ha evitato guai peggiori facendo pagare al sistema previdenziale il prezzo più salato. Certo i problemi non sono affatto finiti: la disoccupazione giovanile è un flagello ormai tipicamente italiano, i nostri giovani debbono correre precipitosamente all'estero (soprattutto nel Regno Unito) per fare i camerieri ed imparare l'indispensabile lingua inglese che la scuola italiana non ha saputo loro insegnare.

    La precarietà dei contratti è un'altra piaga notevole, le sacche di povertà non tendono a diminuire, ad aggravare la situazione c'è il fenomeno biblico dell'immigrazione di massa incontrollato ed incontrollabile. Per noi Castelvetranesi la crisi è stata meno avvertita, perchè noi siamo perennemente in crisi.

    Una città che si vede distruggere una Ferrovia che sfamava 2000 famiglie, ridimensionare la sanità, depauperare le campagne, assistere inerme alla chiusura di realtà economiche come l'Imam, la Saica, mobilifici, industrie estrattive e conserviere, non si accorge della crisi mondiale della Lehman Brother perchè la crisi ce l'ha nel suo DNA.

    E allora che speranze diamo ai nostri cari concittadini e a questo nostro martoriato territorio, additato, come simbolo del malaffare e dell'abusivismo? Innanzi tutto respingiamo la caratterizzazione semplicistica: ci sono meravigliose eccellenze a Castelvetrano e nel Belice e per fortuna sono tante (come abbiamo visto recentemente nella bella serata a loro dedicata).

    In secondo luogo la gente di Castelvetrano chiede a gran voce che l'emergenza rifiuti sia rimossa una volta per tutte. I capoccioni decideranno le forme e i tempi, ma non è più sostenibile una situazione di degrado ambientale così grave da far temere possibili seri rischi per la salute pubblica. Selinunte va ripulita da cima a fondo, il suo porticciolo modificato con un corretto studio delle correnti per evitare l'accumulo di alghe puzzolenti che l'hanno ormai intasato da mesi impedendo la navigazione.

    Triscina va accudita più di ogni altro luogo: pulizia totale del sito, disserbamento totale, disinfezione e disinfestazione, pulizia quotidiana delle spiagge almeno da giugno a settembre, se davvero si dovrà demolire qualcosa non si aspetti l'estate, che non è molto lontana.

    La rete viaria urbana e delle borgate è ridotta ad un colabrodo: sarebbe auspicabile che si provvedesse quanto meno a ricoprire le buche(tanto per segnalarne una spaventosa la si può vedere (e soprattutto sentire) in via san Martino. Ma ce ne sono moltissime in tutti i rioni, quartieri e borgate.Pulizia, acqua, rete idrica e fognaria: sono le richieste di una normale comunità che vuole continuare a vivere dignitosamente nel proprio paese natio.

    Per il resto ben vengano i faraonici progetti della ricostruzione del tempio G, l'avvento di milioni di turisti: ma dove li metteremo senza alberghi, senza adeguati parcheggi, senza un minimo di decorosi servizi, mentre ricordo a me stesso e a tutti voi che basterebbero pochi euro per riaprire l'accesso al parco archeologico più grande d'Europa dal lato Triscina, ancora inspiegabilmente chiuso dopo l'inaugurazione di due anni or sono.

    Eppure quel percorso da Triscina ha un fascino davvero unico e particolare. Infine vorrei chiudere ricordando ai miei concittadini che esattamente tra due mesi dovremo andare a votare per rinnovare i due rami del Parlamento e dare a questa nostra Italia un nuovo governo democraticamente eletto. Astenersi non è un voto.

    Credo che chi è sfiduciato abbia tutto il diritto di esserlo, ma non conosco migliore forma di governo se non quello a partecipazione democratica. Votare è un diritto ma anche un dovere, è l’unica forma che abbiamo di partecipazione diretta alla vita democratica di questo nostro Paese.

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