Amarcord Folgore: ricordando "lu zù Liddu" Risalvato, una vita per i giovani e la maglia rossonera
di: Pasquale Lombardo - del 2018-10-08

Una delle ultime volte che lo vidi nella sua solita postazione, nei pressi dei locali del custode, al Paolo Marino di Castelvetrano, aveva un'aria stanca ed aveva in qualche modo perduto l'anima di guerriero folgorino che ne aveva contraddistinto i tratti. Lo apostrofai come al solito. ”Ziu Liddu, chi si dici? Tuttu a postu??” “Ma chi s'ava' diri? Vaiu nn'arre' comu lu curdaru.Ormai finiu puru la strada di la scinnuta.” “Ziu Li', ma chi dici? Lei è forti comu nna' roccia, ancora va e veni alapperi di lu Fossu(luogo di residenza) a lu campu!” E lui, come inseguendo un pensiero unico....”Mi mancherà lu palluni,mi mancherà la Folgore ma soprattuttu mi mancherannu sti picciotti chi addumavanu la luci di la me vita. Dunni staiu jennu troverò scuru!”

Calogero Risalvato, in arte Zio Lillo, amava passare i suoi pomeriggi a guardare le tante partite di settore giovanile che si disputavano allora al Paolo Marino prima che l'erba coprisse, oltre che la terra battuta forgiatrice di tanti prodotti locali, anche gli ultimi sussulti di un calcio antico dai sapori ancora naturali. La Folgore rappresentava la sua vita al di fuori della famiglia ed andava difesa da tutto e da tutti.
Nel periodo in cui c'era maggiore concorrenza sul territorio per la supremazia delle squadre del settore giovanile lui non lesinava energie, anche economiche, per affermare il predominio della sua amata Folgore. Mancava lo zucchero per il te' dei ragazzi? Si recava nel vicino supermercato di Piazza Dante e lo comprava. Non c'erano i limoni? Niente paura, lo Zio Lillo andava a piedi a comprarli presso un ambulante che stazionava nei pressi. E se c'era da mettere la benzina a qualche auto per le trasferte degli allievi o dei giovanissimi, ecco pronto un biglietto da cinquantamila lire.

Lui era fatto così ed aveva una verve comica naturale che lo rendeva unico e speciale come quella volta che la società rivale ebbe l'ardire di “prestare” una divisa ai ragazzi della Folgore, bloccati dall'arbitro per similitudine di maglie (quelle della prima squadra non si potevano toccare...).
Appena gli fecero notare che la Folgore stava giocando con la maglia e lo stemma degli odiati rivali e questo non poteva che significare una probabile acquisizione del titolo sportivo, andò in escandescenza ordinando una fornitura nuova da indossare alla fine della prima frazione di gara. Alla fine riuscirono a fargli capire che la Folgore era in difficoltà con i colori della divisa e “gli altri” avevano semplicemente fatto un favore! “Quali fauri? Unni vogghiu fauri di chisti!! Sunnu comu li serpenti, s'avvicinanu chi unni li senti e ..zachiti! Ti muzzicanu!!” e si metteva nella sua classica posa da arrabbiato con le mani strette ambedue a pugno (era comunista...) in alto in direzione delle orecchie. Poi le abbassava sui fianchi e sfogava la sua rabbia percorrendo lo stretto corridoi esterno degli spogliatoi almeno cinque volte con passi corti e rapidi tenendo la testa bassa.
Aveva le sue convinzioni da neofita del calcio ed una volta mi estrinsecò la sua filosofia antagonista. In quel periodo allenavo due squadre del settore giovanile rossonero, gli allievi regionali, tirati fuori da una ricerca nei cortili e le strade di Castelvetrano per una temporanea vacatio generazionale ed i giovanissimi provinciali che invece erano fortissimi in un campionato meno competitivo.
Era pesante allenare due squadre con esigenze diverse e giornate diverse sia di allenamento che di gare. Così, ad un certo punto, presero un altro tecnico appena abilitato per affidargli la conduzione di una delle due squadre. Lui venne da me tutto contento per annunciarmi la decisione della società che mi avrebbe fatto uscire da una situazione di disagio: “Tuttu a postu! Ora a chistu ci damu l'allievi regionali chi su scarsi e niatri proseguemu la nostra marcia cu li giovanissimi accussì a sti baffisti (così chiamava gli avversari cittadini) nni li manciamu a ragu'!!”
Io lo guardai perplesso e, senza pensarci troppo, gli dissi che era mia intenzione proseguire con gli allievi regionali più bisognosi di una continuità didattica e di una guida esperta.”Nooooo, cu li giovanissimi vincemu lu campionatu e puru li spareggi, chistu novu un canusci a nuddu e capaci perdila pi mala mmiscata!”.
Rimasi fermo nella mia posizione e lo rassicurai sul fatto che avremmo vinto lo stesso con i giovanissimi. Non andò così...vinsero il girone ma si fermarono al primo spareggio e lui mi guardò con i classici occhi torvi per almeno due anni!
Se ne è andato in silenzio lasciando un vuoto di passione pura ed un ricordo indelebile fra i tanti ragazzi cresciuti sotto il suo vigile sguardo.
Forse ai tempi attuali non ci sarebbe stato più spazio per una dedizione così pura e genuina e questo mi fa riecheggiare un'altra frase che amava ripetere: “Chi vivrà ved(e)rà”!
Ciao Zio Lillo, ovunque tu sia, spero non “a lu scuru”...
















