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CVetrano, da oltre mezzo secolo un cimelio di guerra tedesco incastonato nel muro della Chiesa Madre.

di: Vito Marino - del 2019-03-14

Immagine articolo: CVetrano, da oltre mezzo secolo un cimelio di guerra tedesco incastonato nel muro della Chiesa Madre.

A Castelvetrano, ancorato sul muro esterno della chiesa Madre, in Piazza Garibaldi, di fronte al Museo della Civiltà Contadina, esiste ancora un blocco cilindrico di ghisa del diametro di 20 cm, circa, dove si legge il marchio di fabbrica AEG THOMSON HOUSTON. Questo oggetto misterioso, che per più di mezzo secolo è rimasto inosservato e apparentemente insignificante è uno dei pochi cimeli che rimane della disastrosa guerra, che evidentemente interessò anche Castelvetrano negli anni 1940 – ’43.

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  • Si tratta di un sistema d’allarme a manovella, usato per avvisare la popolazione dell’arrivo di aerei nemici e per farla andare nei rifuggi lì vicino. Volendo dare maggiori precisazioni, ma anche per tramandare ai posteri episodi di storia di casa nostra, spesso dimenticati o mai citati, riporto, in sintesi, una piccola parte della storia dell’ex aeroporto “Fontanelle” riferentesi alla II Guerra Mondiale: Per la difesa del territorio e in previsione di eventi bellici per la conquista dell’Afirica, l’Italia di Mussolini aveva costruito, a toccare l’abitato di Castelvetrano, un campo di aviazione militare strategico, chiamato “Fontanelle” dalla località sulla quale sorge.

    Per provare l’efficienza di tutto l’apparato, nel 1937, fra l’otto e il 16 agosto, in detto aeroporto si svolsero “le grandi manovre”. In quell’occasione, il 14 agosto alle 11,30 arrivarono a Castelvetrano il re Vittorio Emanuele III e Benito Mussolini. Il re, su un’auto decappottabile, in piedi, in divisa militare salutava la folla, mentre il duce lo seguiva con un’altra auto in divisa militare anche lui e salutava col saluto fascista la folla curiosa, posta dietro le transenne.

    Essi, dopo il pranzo a Palazzo Pignatelli, andarono a visitare il campo d’aviazione, per ripartire subito dopo, per Trapani. Il 10/6/1940 l’Italia era entrata in guerra; Castelvetrano fu attrezzata per cooperare alle esigenze dell’aeroporto. Con una delibera della Consulta comunale, presieduta dal Podestà, iniziarono subito i lavori per la protezione antiaerea e si provvide alla sistemazione di alloggi per circa 400 militari fra italiani e tedeschi.

    Nell’autunno del 1940 iniziavano i bombardamenti su Malta; gli aerei partivano dagli aeroporti di Castelvetrano, Trapani, Marsala, Sciacca, Gela. Nella delibera del 31 maggio del '41 risultano lavori in corso di potenziamento al campo di aviazione Fontanelle, nei pressi della città. Dal 10/06/1940 al 21/07/1943 nella ex chiesa di San Leonardo, si era sistemato il Comando Militare con gli uffici e i rispettivi dormitori, i militari erano preposti all’uso del sistema di avvistamento e allarme, che esisteva sul tetto della torre, per avvisare la popolazione in casi di pericolo.

    Anche il Palazzo Pignatelli, nei piani alti venne utilizzato come alloggio per gli ufficiali italo-tedeschi, mentre al piano terra c’era un deposito di viveri. Nel dopoguerra, saranno gli Anglo-Americani ad usare il palazzo con le stesse modalità precedenti. Durante la dittatura fascista, la chiesa di San Domenico fu utilizzata come magazzino, e quando fu abolito il Consiglio Comunale, vi furono trasportati gli scanni dei consiglieri e l’intero mobilio dell’aula consigliare, simboli di democrazia.

    Mentre il locale dell’ex convento dei domenicani fu adibito a caserma dell’aviazione dei tedeschi, e le arcate divennero rifugi antiaerei. A tal proposito, per proteggere i militari in servizio, all’aeroporto “fontanelle” si costruirono due rifuggi in cemento, ancora esistenti; un altro rifugio, che funzionava anche da ufficio per ufficiali, lo possiamo trovare (esiste ancora) nelle ex cave di tufo a galleria, che si trova nel baglio abbandonato del barone Sciacca – Di Stefano il cui ingresso principale si trova in via Campobello.

    Dentro la città si improvvisarono rifuggi dentro gli androni dei palazzi privati. Ne ricordo uno in Via Garibaldi nel palazzo Mendolia, più comunemente chiamato il “palazzo delle colonne” e un altro in Via Ruggero Settimo, dentro l’androne del palazzo Ciancimino, ma potevano servire soltanto per proteggere le persone dai proiettili di mitraglia o da qualche spezzone di bomba.

    Inoltre, per proteggere la popolazione dalle incursioni aeree, in pieno centro storico di Castelvetrano fu costruito un rifugio sotterraneo scavato nel terreno tufaceo con diverse entrate. A protezione dell’entrate, c’erano delle costruzioni in muratura esterne, che si notavano ancora nel 1948. Si poteva scendere nelle gallerie del sottosuolo da quattro entrate:

    -Piazza Garibaldi davanti l’odierna banca Toniolo e a fianco del Teatro Selinus davanti la farmacia Rizzuto (allora Musiari)

    - Da Piazza Umberto I, angolo fra la torre campanara e la Chiesa Madre

    -Da Piazza Principe di Piemonte, davanti il negozio di ex  Rosolia (allora Liotta).

    Purtroppo non c’erano vani di una certa grandezza da poter utilizzare oggi per altri motivi, ma solo dei cunicoli. Per avvisare la popolazione del pericolo imminente, causato da aerei nemici in arrivo, nei posti di avvistamento si sistemarono gli allarmi antiaerei, detti a manovella. Oggi esistono sistemi di allarme elettronici e elettropneumatici, ma allora esistevano solo quello meccanico e quello a manovella.

    La sirena a manovella ha le caratteristiche simili a quella meccanica, ma la differenza sta nel fatto che questa non è elettrica, e per azionare la sirena, bisogna azionare a mano una manovella. Il segnale di imminente attacco aereo era dato, secondo le disposizioni del Ministero dell'Interno, con due successivi allarmi di 15 secondi ciascuno, intervallati da 15 secondi di silenzio (per un totale, dunque, di 45 secondi).

    Il cessato pericolo era dato con un solo lungo allarme di durata pari a 1 minuto. Nel corso della guerra, dal 1940 al 1943 si contarono 870 allarmi antiaerei. Al termine della guerra, il Ministero dell'Interno, con circolare del 22 settembre 1945 n. 457, ordinò la dismissione degli impianti di allarme in tutto il territorio nazionale. La mattina del 21 luglio 1943, Castelvetrano era stata già occupata dalle truppe alleate.

    I vandali subito approfittarono dell’assenza di forza pubblica per saccheggiare i rifornimenti di viveri lasciati incustoditi dai soldati italiani e tedeschi in fuga, ma saccheggiarono anche le scuole, come il Ginnasio, l’Avviamento, le elementari, distruggendo anche porte e finestre. In un uliveto che avevamo a toccare l’aeroporto, i militari avevano costruito un magazzino per provviste. Finita la guerra, mio padre andò a vedere cosa era successo e non trovò più il magazzino.

    I vandali avevano portato via, oltre al contenuto, anche mattoni, travi e tegole. Lo stesso hanno fatto per le baracche e per altri edifici militari che si trovavano in zona. Per quanto riguarda il marchio di fabbrica AEG THOMSON HOUSTON, punzonato nel sistema di allarme a manovella in esame, c’è da dire che la società AEG fu fondata nel 1883 a Berlino per la produzione di energia elettrica; successivamente fu ampliata per la realizzazione di linee ferroviarie, lavori di ingegneria energetica, in particolare l'illuminazione pubblica; si inserirono nell’elettrochimica, nella costruzione di turbine a vapore e cavi elettrici, aerei, registratori audio magnetici a nastro in bobine, con la collaborazione della BASF, e della Telefunken.

    Ebbe fabbriche a Berlino, Norimberga, Stoccarda e Mülheim an der Ruhr. La Thomson-Houston Electric Company fu fondata nel 1883 negli Stati Uniti, per la produzione di materiale e apparecchiature elettriche per alte tensioni. Attraverso una serie di acquisti e fusioni la società divenne di interesse internazionale con sede in Francia e Inghilterra. In Italia oggi esiste la “MILANO AEG THOMSON HOUSTON SOCIETA' ITALIANA DI ELETTRICITA'”.

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