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Santa Ninfa, nel ricordo di "lu 'zu Vitu" Ruggirello, uno degli ultimi "Intrecciatori" di zimmili e coffi

di: Orazio Morselli - del 2019-12-18

Immagine articolo: Santa Ninfa, nel ricordo di "lu 'zu Vitu" Ruggirello, uno degli ultimi "Intrecciatori" di zimmili e coffi

Sono gli strenui difensori di un’arte antica, praticata in molte zone rurali della Sicilia, sono veri e propri maestri, che da semplici ramoscelli creano cesti grandi e piccoli e oggetti di tutti i tipi.  I famosi intrecciatori di vimini utilizzano varie tecniche, basate su una grande manualità, e vari tipi di rami, dal vimine alle canne di bambù, dall’ulivo all’olmo. A noi piace ricordarli e ricordare come sia importante conservare le tradizioni più genuine della nostra isola, come appunto l’arte viminale.

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  • In molti di voi ricorderanno Lu 'zu Vitu Ruggirello di Santa Ninfa. Uno degli ultimi "Intrecciatori" di zimmili, coffi, pidagni, panara ecc. Questa foto, risale agli anni' 70, lo ritrae intento a realizzare una "Coffa".

    Era una di quelle poche persone "campagnola", che si dedicava, in particolare, alla lavorazione e creazione di oggetti in giunco e vimini, intrecciando panieri, sedie, canestri, nonché "Pracintina" e "Vasceddi", contenitori che i pastori riempivano di ricotta e Tuma, per dare vita al formaggio.

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  • Lu 'zu Vitu, realizzava, se richiesti, anche "Zimmila", grandi sacche intrecciate che potevano contenere paglia o del  fieno che a quei tempi venivano trasportati da un luogo all'altro, legati ai fianchi di muli. L' intrecciare vimini è giunco, e un' arte antica è gli unici attrezzi che occorrono sono le mani. Un'arte tipica che, fino agli anni '70, veniva tramandata da padre in figlio e che costituiva per quei tempi una delle poche risorse economiche che, oltre a facilitare il duro lavoro della campagna, contribujva, con la loro vendita, un   sostentamento per la  famiglia.

    Spesso, tali prodotti venivano anche barattati e scambiati tra contadini, in cambio di prodotti di prima necessità, quali  frumento o farina. Artigiani per bisogno,  per passione e tradizione quindi, dotati di tanta  pazienza e costanza che dedicava o buona parte del loro tempo a realizzare quei prodotti in quella terra del Belice.

    La materia prima che veniva lavorata è intrecciata, di solito era il Giunco e il Vimini, prodotti capaci di evocare tutt'ora, sensazioni piacevoli e memorie antiche. Il Giunco è un cespuglio acquatico, molto diffuso nel nostro territorio, dove cresce in natura ai bordi di corsi d:acqua e conferisce ad ogni prodotto creato un aspetto naturale.

    Vista la vocazione, prettamente Agro-pastorale dei paesi della Valle del Belice, c'era una continua richiesta di questi contenitori che contadini e agricoltori utilizzavano in campagna per trasportare ogni prodotto della loro terra.

    Venivano richiesti dai pastori anche "li Pracintina" e li "Vasceddi" in giunco, che utilizzavano come contenitori per formaggio e ricotta. Purtroppo, ai tempi nostri, solo qualche persona anziana conserva questa tradizione, dettata da una ritualità atavica. Qualcuno di loro continua a produrre sporadicamente qualche oggetto intrecciato perche viene loro richiesto e solo al fine di costituire un oggetto di arredamento. Un vero peccato quello del dilagare della plastica che ha annullato ogni naturalezza, cancellando anche talune materie prime che madre natura ci dava in dono e che  l'uomo disponeva fin dalla notte dei tempi.

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