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"Il mio amore per la Sicilia, le tradizioni popolari e la tesi su Cielo d'Alcamo". Storia di Peppe Fontana

di: Redazione - del 2020-07-29

(ph. Baldassare Genova)

"Mentri accordu la me chitarra viu chi ogni jornu na corda si perdi" (Mentre accordo la mia chitarra vedo che ogni giorno perde una corda)

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  • Partiamo nello scrivere questo articolo da questa considerazione che Ignazio Buttitta fece anni fa, perché giorno dopo giorno la Sicilia perde giovani che per lavoro e per necessità danno il loro estro e tutta la loro potenzialità verso altre Terre.

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    Giuseppe Fontana, giovane ecclettico castelvetranese, che giorni fa conseguito la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Ateneo di Palermo ha presentato una tesi sulla Scuola Poetica Siciliana e sul "Contrasto" di Cielo d'Alcamo, quel componimento in cui Rosa fresca aulentissima rappresenta la prima nota poetica della lingua italiana. Come cita appunto il de Santis nella sua Storia della Letteratura Italiana. 

    Perché oggi scrivere una tesi su tale argomento? Proprio perché Giuseppe, in questi anni che hanno preceduto il conseguimento di questo titolo di studio, ha lavorato su progetti che assicuravano la continuità delle tradizioni e degli usi e costumi popolari siciliani.

    La sua tesi parte dal "Contrasto" di Cielo d'Alcamo passando per quei luoghi in cui il poeta siciliano ha vissuto; dai veicoli e dai quartieri di quella Alcamo medievale in cui il Giullare ha vissuto e poi arrivato per scelta di Federico II in quella Scuola Poetica che, grazie alla sua presenza, fu chiamata anche Siciliana facendo da apripista ad altri poeti e cantori come Giacomo da Lentini, Pier delle vigne e Guido delle Colonne. Ancora oggi il suo "Contrasto" rappresenta una pietra miliare nella poesia italica che poi ha dato luce a una nuova linea poetica che ha dato lustro alla sua Corte... non per nulla infatti Federico II venne definito da tutti " Stupor Mundi".

    Scegliere oggi una tesi che parta dalla Sicilia e che torni alla Sicilia rappresenta una rarità, ma oggi diventa un argomento quanto mai attuale perché la Sicilia è ancora oggi sempre il cuore pulsante del Mediterraneo e della cultura che questo mare ha dato e continua a dare in questo mare nostrum.

    In questi anni di preparazione di studio, Giuseppe ha cercato di conciliare anche le tradizioni popolari fondando il gruppo di tamburi siciliani "scruscio di Sicilia", arrivato a questo dopo la sua formazione tra i Tamburi Aragonesi del Corteo Storico di Santa Rita e della nobiltà castelvetranese.  

    Il suo interesse per le tradizioni locali e Belicine in particolare l'ha portato a conoscere usi e costumi, tradizioni e storie che sono pienamente inserite in questo territorio.

    I giovani del nostro territorio, giorno dopo giorno, sono costretti ad allontanarsi dalla loro terra e dalle loro tradizioni. Il lavoro li porta lontani dal loro ambiente anche se dove vanno brillano per le loro performance umane e lavorative. 

    Ma bisognerebbe che le istituzioni scolastiche, i comuni, e le associazioni culturali locali implementassero con tutti i i loro mezzi una formazione alla cultura siciliana e alle tradizioni popolari.

    Concludiamo condividendo quanto Giuseppe ha scritto nelle conclusioni della sua tesi: "infine concludo dicendo che in una Sicilia stracolma di luce, baciata dai venti mediterrani, ardente dai fuochi del sottosuolo, colma di profumo di tradizione suonante dei popoli e dei suoi antichi riti, paradiso dei suoi viaggiatori, intrisa di cultura, terra di eroi, miti, oratori, letterari, storici, santi e cantastorie, Cielo d'Alcamo e il suo componimento possono sedere al trono dei vincitori per aver ottenuto un piccolo posto nell'eternità della poesia".

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