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Un Capodanno a casa tra l'affetto dei cari e la speranza di un 2021 migliore

di: Vito Marino - del 2020-12-31

Immagine articolo: Un Capodanno a casa tra l'affetto dei cari e la speranza di un 2021 migliore

Il Capodanno è il primo giorno dell'anno, che cade, secondo il calendario gregoriano, il 1° gennaio. La festa di Capodanno trae origine dai festeggiamenti in onore del dio romano Giano da cui trae origine il nome del mese di gennaio. 

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  • Nei cinque giorni che intercorrono fra Santo Stefano e il 1° gennaio, ogni anno la stampa scritta e quella virtuale sono impegnate a compilare il resoconto degli avvenimenti principali avvenuti durante l’anno già trascorso e si incominciano le previsioni economiche, l'oroscopo e le previsioni del tempo  per l’anno che sta per iniziare.

    In questo fine 2020 il resoconto non è certo dei più rosei e le previsioni per il 2021 non sono per niente belli. A causa del virus si prevedono ancora morti e contagi; solo il vaccino, malgrado le proteste delle zucche vuote, dà un tono di speranza ai sopravvissuti.

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  • Per l'anno 2021  il Capodanno si trascorrerà in famiglia in maniera coatta, a causa del virus, mentre le promesse e gli auspici del Capodanno saranno ben miseri: ci aspetta infatti un altro anno di preoccupazioni per la pandemia e di austerità per la crisi economica, che a causa del virus tutti ci eravamo dimenticati. Malgrado tutto, la vita continua e si continua pure a ricordare le nostalgie del passato, come speranza di un futuro migliore.

    Nella ricorrenza di Capodanno incominciata la sera del 31 dicembre, con il cenone di Capodanno,   non mancano le lenticchie, come auspicio di ricchezza per l’anno nuovo. In occasione di questa celebrazione, in tutte le città più importanti del mondo si sparano i tradizionali fuochi pirotecnici.

    Le tradizionali cartoline di auguri di una volta, oggi sono sostituite dagli auguri in diretta inviati con le video telefonate o con i vari programmi di internet.

    Molte tradizioni a poco a poco vanno scomparendo fagocitati dalla globalizzazione: la tradizione italiana prevedeva una serie di rituali scaramantici per il primo dell'anno. Così la festività di Capodanno, per tradizione  si trascorreva in famiglia o chi poteva la trascorreva in spiagge esotiche al calduccio o in gite varie, molti pranzavano al ristorante.

    Quest'anno si trascorrerà in casa possibilmente con la famiglia non completa. Ciò non impedisce di consumare il classico pranzo a base di “scibbò”, un tipo di lasagne molto larghe col bordo ondulato, cotte lunghe per come si trovano, cercando di non spezzarle,  condite con ricotta, stufato di maiale, “mennuli atturrati” (mandorle torrefatte)  e “saliatu” (formaggio pecorino grattugiato). Questo era il classico piatto chiamato “Lasagni cacati”.

    Questo tipo di pasta era considerata di buon auspicio per il nuovo anno; infatti un proverbio diceva: “Lasagni cacati e vinu a cannata / bon sangu fannu pi tutta l’annata”. 

    “Scibò” è un vocabolo siciliano proveniente dal francese “jabot”, in quanto assomiglia a quelle bande larghe con volants, che ornano la pettorina delle camicie da smoking. La carne, di varia origine, che faceva parte del pranzo, come secondo era cucinata principalmente a ragù o arrosto; si escludeva la salsiccia e gli involtini, perché rotondi.

    Infatti, la superstizione popolare asseriva che portava male mangiare in quel giorno cibi dalla forma rotonda come salsiccia, involtini, cannoli e “maccarruna”. Vestire biancheria intima di colore rosso è di buon auspicio e gettare dalla finestra oggetti vecchi o inutilizzati simboleggia scrollarsi di dosso le avversità capitate nel corso dell’anno trascorso. Inutile precisare che, come avveniva in tutte le principali festività era una occasione per riunire i vari componenti della famiglia.

    In questi ultimi anni, in occasione delle principali festività,  sempre più spesso il pranzo si consuma in ristorante, facendo perdere quell’aspetto poetico e umano della riunione di famiglia in casa, con scherzi, risa, baldoria di bambini, mangiata di “cosi di ficu” e giocata a carte o a tombola.   

    Per quel giorno c’era la credenza che la qualsiasi situazione o azione (bella o brutta) succedesse o si facesse nel primo giorno dell’anno, si sarebbe poi perpetuata per tutto l’anno in corso

    Infatti, era consuetudine dire: “Soccu si fa pi lu Capu d’Annu si fa tuttu l’annu – Cu è malatu pi lu Capu d’Annu è malatu tuttu l’annu – Capu di l’Annu penzacci ch’ha fari, si annata bona ti voi passari – Capu di l’annu saluti e dinari, penzacci beni lu chiddu c’ha fari - Cu mancia ministrina, tuttu l’annu fina fina - Cu mancia maccarruna, tuttu l’annu ruzzuluna - Cu travagghia pi lu Capu d’Annu, travagghia tuttu l’annu. - Cu chianci pi lu Capu d’Annu, chianci tuttu l’annu...”.

    Purtroppo, o per fortuna ancora non si è trovato un detto di speranza per questa situazione particolare in cui ci veniamo a trovare tutti per Capodanno e forse tutto l'anno.

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