La commovente lettera di Giorgio D'Antoni dedicata all'amico Rino Carollo
di: Giorgio D'Antoni, Presidente EFAL Prov.le Trapani - del 2023-07-25

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di ricordo dedicata a Rino Carollo, recentemente scomparso, dell'amico Giorgio D'Antoni.

"Rino era una persona mite, dal pensiero arguto e dalla scrittura facile (perciò chiamato "professore"), ma sempre umile nel porgersi agli altri e nel dipanare la propria vita. Avrebbe voluto fare il ferroviere, come il padre amatissimo e sempre vivo nel suo ricordo, ma quel sogno svanì alla fine della visita medica, quando si accorsero in extremis delle lentine a contatto che ne correggevano la forte miopia.
Lo convinsi ad unirsi al gruppo goliardico, di cui anch'io facevo parte, che allora animava Radio Castelvetrano, anche per fugare quel velo di tristezza che col passare degli anni lo stava attanagliando. Sebbene schivo e poco propenso al microfono, iniziò a dilettarsi alla consolle e nelle sale di registrazione, dove conservava (all'insaputa dei protagonisti) pezzi inediti di gaffe esilaranti.

Gli sono stato e mi è stato sempre amico, anche quando l'ho ritrovato all'EFAL in amministrazione al fianco del mitico rag. Triolo, che - come un macabro scherzo del destino - lo ha preceduto di pochi mesi. Una inossidabile coppia di fumatori incalliti, che mettevano a dura prova la mia tolleranza e quella dei colleghi rassegnati! Aveva svolto anche funzioni di giudice popolare con onore e disciplina. In quella circostanza conobbe Manfredi Borsellino. Chiese la mia collaborazione per ritrovare quella bimba, ormai donna, cui il papà magistrato Paolo, quando operava a Marsala, aveva promesso una bambolina che dopo i tragici fatti di Via D'Amelio non potè più recapitare. La ritrovammo e Manfredi fu molto felice di aggiungere questo ulteriore tassello di umanità alla fulgida memoria del padre. Rino ne andava fiero!
Quando ci eravamo rivisti pochi giorni fa (ormai lo avevo accompagnato alla pensione), mi era sembrato più smagrito e dimesso del solito. Ma, poichè ne conoscevo la malattia con la quale ha convissuto da sempre, ritenevo facesse parte del copione. Immaginavo di rivederlo ancora allo Scaro di Selinunte con lo scioppetto di birra in mano per una battuta sulla Juve o sulle mie peregrinazioni.
Adesso mi intristisce il pensiero che "anche la Speme Ultima Dea, fugge i sepolcri; e involve tutte cose l’obblio nella sua notte".
Giorgio D'Antoni
















