Il sogno desiderato dell'allora Sindaco Vaccarino sul turismo ed il settore olivicolo
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-08-22

(ph. immagine tratta dal profilo dei familiari)
Quali sono i settori che maggiormente dovrebbero essere curati nella città per farla uscire dall’immobilismo?. Fu questa la domanda di esordio che il Giornale di Sicilia fece all’allora sindaco di Castelvetrano Antonino Vaccarino. Correva l’anno 1983. Da alcuni mesi, nonostante fosse passato poco tempo dalla sua elezione, decise di rassegnare le dimissioni. Un atto dovuto o voluto? Dalle sue parole traspariva emozione unita a delusione. Un misto di rabbia e compassione per il mancato rinnovamento che tanto auspicava. Incalzato dalle domande del giornalista Giuseppe Martino, evidenziò l’importanza della città di Castelvetrano nell’intera area belicina. A colpire maggiormente - oltre al senso di responsabilità - il pensiero convergente sulle borgate e la città stessa. Una sorta di triumvirato da cui ripartire.

Di quell’intervista rimangono scolpiti alcuni passaggi di natura socio-storica interessanti. Parole che fanno riflettere abbastanza. Impegnato nell’amministrazione ordinaria, fu tracciato il percorso per portare al termine una serie di progetti che dessero linfa per il cambiamento definitivo. Lo stesso Vaccarino spingeva per dimenticare venti anni di “fermo politico”. Il nostro comune, radicato su aspetti arcaici, non era riuscito a scrollarsi di torno l’etichetta di passività. Di certo, in un’epoca di grandi cambiamenti, le sue parole fecero rumore e non poco. I settori da cui ripartire (per rispondere alla domanda iniziale) erano il turismo e l’agricoltura. I due segmenti che, alla lunga, avrebbero trainato il comune a conseguire obiettivi specifici e crescere sotto l’aspetto occupazionale.
Ecco un piccolo stralcio del suo intervento: ”Castelvetrano è una gran bella città e non a torto può davvero definirsi tale. E’ stata costretta ad una crisi del settore dell’artigianato locale in cui si contraddistingueva e in cui avrebbe potuto ottenere incentivi e finanziamenti. Questo cambiamento non l’ha trovata pronta a recepirlo in misura efficace e produttiva e così è stata costretta per tirare avanti a restringere la sua attività economica nel settore dell’agricoltura”. Parole dure, forte di una convinzione che oggi, a distanza di ben 42 anni, siamo in tanti a pensarlo. Cosa manca, o almeno è mancato, in questa città per emergere come polo principale di un’ampia area come quella belicina?

Inoltre, come affermato precedentemente, furono toccate le due borgate marinare di cui era innamorato. Su Selinunte non ebbe esitazione a dire: “Oggi si può parlare solo di flusso turistico di Selinunte, in quanto i visitatori non vi possono sostare. Rimangono il tempo necessario ad una fugacissima visita nelle meravigliose zone dei templi e dell’Acropoli. Esistono pochi alberghi e sorti tra ostacoli di ogni sorta che risultano insufficienti a soddisfare la richiesta. Abbiamo bisogno di strutture a soddisfazione umana, mentalità turistica e aperte a nuove frontiere”.
E su Triscina, al quale venne posto l’accento sull’abusivismo in atto da decenni, l’intervento del sindaco fu lapidario: “La borgata di Triscina, almeno per la parte che riguarda gli atti amministrativi di esclusiva pertinenza comunale (leggi piani particolareggiati), è già legalizzata. Da quindici anni a questa parte ha rappresentato l’unico polmone di sfogo occupazionale visto che sono sorte in quel luogo circa settemila case di abitazione, e l’edilizia ha tirato. Quella della Triscina è una spiaggia lunga più di sette chilometri e tra le più belle dell’intera costa siciliana”.
Inoltre, dedicò un ultimo passaggio sulla produzione delle olive come specialità della nostra casa. “Le stesse piante estirpate dalle nostre zone e messe in dimora in altre, anche nella stessa Sicilia, non danno garanzia di uguale bontà di prodotto. La commercializzazione delle olive, bene quasi esclusivo del nostro territorio, necessita di uno sviluppo del settore in terra castelvetranese. Spesso le industrie conserviere alimentari sono ubicate a migliaia di chilometri e vendono il nostro prodotto sotto l’etichetta di olive di Castelvetrano. Perchè non farlo direttamente a casa nostra?”.
Cosa rimane di quell’intervista? A tratti, con le dovute proporzioni, le distanze sono rimaste intatte. Pochi cambiamenti, tante speranze e… disattese. Quali sono i motivi che spingono la città a non evolversi? Domande che meritano una risposta.
















