Niente contributo da 100 mila euro e salta concerto “A nome loro”. “Ma l’antimafia sia altro. Favorire borse di studio e aiutare aziende distrutte dopo sequestri illegittimi
di: Elio Indelicato - del 2025-08-28

Il concerto “A nome loro” si trasferisce a Mondello. L’evento musicale nato all'indomani dell’arresto di Matteo Messina Denaro era in programma il 13 settembre al Parco Archeologico di Selinunte. L’amarezza dell’organizzazione è stata spiegata in un comunicato stampa. Alla base di tutto il mancato finanziamento dell’evento da parte della Regione.

Per il primo anno l’evento era stato sostenuto dalla Regione con 45 mila euro, il secondo anno la Regione aveva concesso 145 mila euro, mentre per il 2025 era stato era stato inizialmente ipotizzato un contributo di 100 mila euro. Il venire a mancare delle somme necessarie a pagare i numerosi cantanti e la complessa organizzazione di un evento che ha riscosso numerose presenze ha fatto saltare l’evento nonostante si fosse provato ad evitare questo epilogo quando si era scelto di chiedere agli spettatori un contributo simbolico di 10 euro (le somme dei biglietti venduti saranno restituite ha precisato l’organizzazione).
Parte della politica siciliana regionale in questo momento è alle prese con le indagini della magistratura (vedasi Galvagno e l’assessore regionale al turismo, sport e spettacolo On. Elvira Amata) e Nicola Catania, uno dei principali sostenitori dell’evento, non è più onorevole alla Regione e nonostante l’impegno non è riuscito a garantire la concessione delle somme.

Di certo una perdita per il territorio aver perso l’evento musicale all’interno del Parco Archeologico. Ma di eventi antimafia se ne sono visti, alternati e sostituiti tanti (anche troppi) negli anni. La memoria delle vittime della mafia va assolutamente portata avanti e coltivata in tutti gli ambiti. E’ tempo però di andare avanti per Castelvetrano e non solo nel solco della legalità di tutti i giorni.
Una legalità “A nome nostro” verrebbe da dire. Il territorio deve guardare e favorire, anche con soldi pubblici, borse di studio, master, stage o ancora assegnare somme a chi è stato vittima di episodi di illegalità accertate o favorire la ripartenza di aziende sequestrate e poi restituite in macerie ai proprietari a distanza di anni (il caso dei Cavallotti per fare un esempio).
Vorremmo vedere questa nuova antimafia anche a costi più ridotti e che può tradursi anche nel miglioramento dei servizi ai cittadini affinchè certi diritti non siano considerati come favori da ricambiare magari con il voto.
Senza alcun riferimento al caso "A nome nostro" ma ripercorrendo la storia passata di passerelle dell’antimafia mista alla politica in Sicilia se ne sono viste tante, troppe finendo per “mascariare” in alcuni casi iniziative meritevoli. Non si può generalizzare ma le risorse, seppur poche, che ci investano per finalità in grado di ridarci la speranza di una legalità “a nome nostro”.
















