La Campana, il feudo dei confini territoriali e la sua importanza "storica"
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-09-05

(ph. Ph. Enzo Napoli)
C’era una volta […]. Potrebbe essere l'inizio di un racconto o una storia. Sì, c’era una volta la città di Castelvetrano. Era divisa in feudi. Tra questi, uno dei tanti a spiccare era la Campana. Gli attenti lettori ricorderanno del medesimo (feudo) nell’ultimo articolo sul borgo di Granitola. Grazie alle ricerche degli storici Napoli, Calcara e Giardina, è stato reso possibile inquadrare l’effettiva importanza “storica” del vecchio feudo.

Dal punto di vista geografico trova collocazione a sud-ovest della città, “legato” al nostro paese per un lembo di poche centinaia di metri. Confina (facciamo un ripasso di geografia) con la Contrada Fontanelle, la Guardiola (feudo campobellese) e i feudi di Racasale e San Nicola (Mazara
del Vallo). Di forma triangolare (in senso nord-sud) - come un grande tavolato - si estende per 13 km, con una costa di circa 5,5 km e una superficie quadrata di 37 km. Sulla costa si ergevano (e ancor oggi) le torri di guardia Sorello e di Granitola. Una terra (la più grande facente parte della baronia di Birribaida) che ebbe - grazie all’intuito dei principi - una fase di crescita. Nella sua primitiva originalità era ricca di sorgenti. Invece a sud-est spiccava una grande palude (Ingegna). Questa zona venne bonificata. E narrasi della presenza di anatre, folaghe e altri uccelli selvatici che erano prede dei principi. Inoltre, lo stesso Napoli afferma che nel 1858, quando la palude si prosciugò, vennero raccolti ben 200 quintali di anguille. Per risolvere i problemi legati alla malaria (soprattutto nei periodi estivi) la stessa venne bonificata nel periodo fascista. Nel 1870, in prossimità della cala, il principe Diego Pignatelli fondò la borgata di Torretta Granitola.
Nel 1912 il feudo era diviso in 27 contrade (la più estesa era quella dei Cusa - famiglia nobile). Altre abbastanza conosciute sono Cartibubbo e Puzziteddu. Cosa rimane di tutto questo? Se la borgata ha esteso i suoi confini, non possiamo dire la stessa cosa per quanto riguarda la strada di percorrenza e l’ambiente presente. In un lungo e fastidioso sterrato, il territorio si divide tra zone aride e desertiche e altre, adibite a coltivazioni di vigneti e uliveti. Un contrasto che accentua il profondo cambiamento.

I magaggiari incolti - in stragrande maggioranza rispetto alle colture, sono composti da: palma nana, lentischio e sporadiche vegetazioni facenti parte della macchia mediterranea. È prevalso un forte condizionamento che nel tempo, ahimè, ha ridotto la qualità ambientale del territorio. Oggi
rappresenta lo spartiacque di confine tra il territorio campobellese e quello mazarese. Infatti, nel lontano 1955, come evidenziato nello scorso articolo, l’amministrazione castelvetranese decise di cedere il feudo alla vicina Campobello di Mazara. Una storia - quella della Campana - protagonista di eventi e di un progressivo abbandono. Nella speranza che il tempo dia risposte soddisfacenti.

Si ringrazia Enzo Napoli per le "storiche" immagini.
















