Folgore, lettera di un tifoso sul momento dei rossoneri: "Non chiediamo la luna né la Serie D. Metteteci orgoglio"
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-09-19

La Folgore non si discute, si ama! Fatta la giusta premessa, entro nel merito di quello che è successo negli ultimi giorni. La storia del club è - da sempre - ricca di vicende travagliate fatte di successi e sconfitte. La discussione via social tra i componenti societari attuali e passati mette a nudo tante difficoltà, a partire dalla programmazione estiva. Dopo la storica promozione ottenuta con Mister Messana, abbiamo sperato - sin da subito - che fosse stata tracciata la retta via per non patire le pene dell’inferno.

Di quella storia di cui vi parlai nelle prime righe, ahimè, ne abbiamo viste e vissute abbastanza. Dal primo fallimento post-stagione (1998/99) targata Bottino (consegna delle chiavi all’amministrazione) sino all’ultima promozione in Serie D dopo gli spareggi contro il Cervinara. Anche in quel caso, dopo un’estate fatta di corse e rincorse, per noi si spalancarono le porte dell’inferno.
Se, da un lato, possiamo fregiarci (unica consolazione) di non essere falliti tante volte quanto l’Akragas o altre società isolane di un certo blasone, dall’altro canto, purtroppo, viviamo una situazione di grande appannamento. Alla lunga ne usciremo sconfitti. Come città, come tifoseria e come immagine. I social danno diritto a tutti di criticare, ma allo stesso tempo diamo l’occasione alla gente di… “farsi due risate”. Quello che un tempo era un modello invidiabile (i tornei giovanili vinti negli anni Settanta da Carletto Confalonieri nessuno ce li toglierà) oggi, senza dubbio, è un lontano ricordo. Quasi sbiadito. Solitamente i panni sporchi si lavano nelle sedi opportune, mai in pubblico.

Domenica scorsa, tra un fischio e un altro, uno stato d’agitazione e tanti cori, abbiamo assistito alla contestazione nei confronti della presidentessa. Legittima o meno, sono e saranno i risultati presenti e futuri a determinare la storia di questa società. A conti fatti, per par condicio è sempre mancato un equilibrio comunicativo tra le parti. I tifosi rappresentano il fulcro di qualsiasi squadra di paese (i casi di Milano dicono tutto), mentre la dirigenza è fondamentale. Ci rimette in tempo, spazio e denari, accantonando tutto il resto. Sono tante le domande che sorgono spontanee.
Perché una città di 30mila abitanti non riesce a costruire un organico societario forte e duraturo? La vicina Sciacca è un esempio, o almeno si è impegnata nell’esserlo. Dopo il ritorno in Eccellenza ha saputo costruire un modello invidiabile. A partire dal settore giovanile (guidato da vecchie glorie neroverdi). Alla nostra città manca dai tempi del presidente Florido (scusate se dovessi errare il nome). Abbiamo bisogno di rimescolare le carte in gioco e ripartire da zero. I settori giovanili rappresentano tutto in una società dilettantistica. Gli ultimi tornei disputati dalle Under 18 sono stati figli di una decrescita, una lenta agonia che ci ha portati sempre a soccombere di fronte a sodalizi organizzati. E questo, alla lunga, influisce sui costi di gestione! Per distogliere la mente sui problemi attuali, noi tifosi d’una certa età - come il sottoscritto e tanti altri - hanno e avrebbero difficoltà a ricordare anche le formazioni delle ultime annate.
Pensiamo al lontano 1993/94, quando al cospetto di società storiche come Catania, Messina e Castrovillari, giungemmo quarti in classifica. Chi può dimenticarsi di: Giacalone, Varvaro, Foti-Pappalardo, Cicciarella, Ricordi, Signorello, Ditta, Manca, Di Ruocco, Perotti, Dolce e Costigliola e mister Possamai? Tra lo scorso anno e quello attuale sono stati perfezionati quasi un centinaio di movimenti di mercato e in questo momento, tolti alcuni elementi, non riusciremmo a ricordarne manco una decina. Il calcio non è una scienza esatta. Fosse così… dovremmo ritornare a scuola. Se Castelvetrano non produce giovani interessanti da molti anni (Angileri), un motivo ci sarà. Perché non resettare la mente e proporre un progetto valido che faccia ritornare l’entusiasmo al Paolo Marino come negli anni Ottanta e Novanta?
Ricordate i sette castelvetranesi in campo che vinsero il torneo di Promozione del 1982/83 con Mister Rizzo? Come possiamo dimenticare le migliaia presenze contro il Reggio Gallina del 1993? Siamo passati dalle migliaia a qualche centinaio di malinconici tifosi presenti domenica scorsa. È giunto il momento di avvicinarci alla Folgore. Piaccia o meno, rimane uno degli ultimi svaghi che la città offre alla sua gente. Non chiediamo la luna né la Serie D. Se è possibile, metteteci l’orgoglio e faticate (tutti compresi) dal primo all’ultimo minuto in cui indosserete questa maglia gloriosa!
















