Castelvetrano ricorda, la macabra scoperta di Marinella
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-10-01

Marinella, 15 luglio 1959. La comunità castelvetranese (e selinuntina) viene investita da un caso di cronaca. A poche decine di metri dal parcheggio Nastasi, un operaio - durante i lavori di
sterramento - trova un cranio e delle ossa di un uomo. La notizia corre velocemente. Le domande sorgono spontanee, come i dubbi al riguardo l’identità del cadavere. Sono ore di angoscia. Perché è accaduto?

Gli inquirenti raggiungono velocemente il luogo del ritrovamento e inizia la lunga fase investigativa. Avvertita l’Autorità Giudiziaria, persistono i dubbi e corrono voci impensabili. Qualcuno ipotizza che sia stato seppellito volontariamente, altri abbozzano a un turista straniero e altri ancora a identità sconosciute. Il lavoro delle Forze dell’Ordine è complicato. Del teschio è ben visibile la mandibola con denti bianchissimi (tolti un paio che mancavano). A
occhio e croce si tratta di un corpo seppellito da almeno una decina di anni, per altri, addirittura venti.
Il tam tam di notizie vere e false scuote tutti in attesa di ricevere maggiori informazioni (e verità). Nei giorni successivi spuntano nuovi scenari. Gli inquirenti non escludono nulla, è un fatto di cronaca complicato da risolvere. “E se fosse il primo di una serie? Forse è presente una necropoli selinuntina?”. Il dibattito coinvolge il paese, nessuno escluso. Di certo, di fronte al fatto di cronaca, la discussione è più aperta che mai. Escluse categoricamente le ipotesi sopra citate, il cerchio si stringe a due possibili congetture tutte da verificare. Nella prima, potrebbe trattarsi di un certo Casamento. È un uomo scomparso una quindicina di anni prima e di cui, stranamente, si sono perse le tracce (caso di lupara?).

Nel secondo caso spunta il nome di un certo Palmeri, un castelvetranese sparito almeno dodici anni orsono. Nei mesi successivi viene scartata la prima supposizione. Le cronache del tempo si soffermano sull’aspetto fisico, precisamente l’altezza del cadavere con quello di Casamento. Quest’ultimo - alto circa 1.65 metri - non è compatibile con il ritrovamento (circa 180 cm). Quindi, rimane in piedi solo la seconda eventualità. Corrono voci (certe) che lo stesso faceva parte della banda del “Filo”. Una delle più feroci e spietate degli anni Cinquanta nel territorio castelvetranese. Una base da cui partire.
In un periodo abbastanza duro dal punto di vista sociale ed economico, il fatto di cronaca - come raccontato dai giornalisti del tempo - colpì e mise a dura prova le coscienze castelvetranesi.
Ancor oggi rappresenta uno dei tanti casi irrisolti della nostra città.
















