Quando Renato Guttuso divise l’opinione pubblica castelvetranese
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-05-14

(ph. Enzo Napoli)
“Benedè, cu ti lu fici fari!”. A distanza di 143 anni dal ritrovamento dell’Efebo da parte di Benedetto Prussiano, sorge spontanea una domanda: ma chi te l’ha fatto fare? Grazie agli scritti del giornalista Martino e degli storici Calcara (una prima stampa) e Bonanno (insieme a Calcara - una seconda stampa) sappiamo tutto o quasi. E non parliamo delle vicissitudini vissute. Un’agonia senza fine potremmo aggiungere. Eppure, nella bellezza dei malesseri (passati), “Lu Pupu di Ponti Galera” è stato vittima di divisioni, comitati e reazioni socio-popolari.

Correva l’anno 1983 quando, nel bel mezzo della quotidianità, trapelò una notizia tutta da verificare. Una nota azienda vinicola era in procinto di lanciare un noto marchio di vino, una novità assoluta. Da esportare in tutto il mondo. Nell’attesa “quasi” infinita, ecco spuntare l’inghippo. Con il consenso dell’azienda (come se fossero “li padruna”), Renato Guttuso (famoso pittore siciliano) creò un’etichetta a dir poco sbalorditiva: “Efebo Doc”. Le migliaia di bottiglie erano pronte per essere esportate in tutto il mondo, mancava solo l’ultimo passo. Un passo decisivo che provocò non poche polemiche in seno alla sua attuazione. Saputo dell'azione sconsiderata (detto da alcuni), il polverone mediatico invase Palazzo Pignatelli e l’intero popolo castelvetranese.
Si aprì un dibattito così acceso rimasto impresso nella mente dei castelvetranesi. I due comitati (immaginari) erano distanti, con opinioni divergenti. Il fronte dei Sì vide il lato positivo. "L’Efebo di Selinunte" è un'opera d’arte di valore universale, essa può essere riprodotta da chiunque e qualsiasi fine, anche quello commerciale. Alla lunga gioveremo economicamente". Il fronte dei NO - abbastanza moderato - basava il pensiero su un mancato rispetto verso la nostra città.

Lo stesso presidente dell’Associazione Pro Loco Selinunte, avvocato Vincenzo Bongiardina, espresse il seguente pensiero: “La questione dovrebbe essere esaminata a fondo nei particolari (aspetto giuridico)”. E l’amministrazione comunale cosa pensava in merito? Allineata sostanzialmente sulle posizioni della Pro Loco, rimase delusa dall’atteggiamento “distante” del pittore nei confronti della città.
Il sindaco Vaccarino espresse un certo dissapore, un passaggio a vuoto. “Avremmo gradito, che quanto meno la ditta vinicola ci avesse tempestivamente informato della sua iniziativa. Un modo per rendere partecipe il nostro territorio”.
Nei giorni successivi, la Pro Loco inviò un telegramma di ringraziamento all’azienda e al pittore, mentre l’amministrazione invitò - onde evitare isterismi fuori luogo, a effigiare sotto l’etichetta la dicitura “Efebo di Selinunte”. Un motivo di vanto, orgoglio e maggiore considerazione (e conoscenza) della celebre statuetta. E il popolo? I cittadini erano convinti a metà, tra chi poneva l’accento sui benefici e chi, vedeva il lato negativo della vicenda.
Un fatto a dir poco curioso, con il tanto reclamizzato (e chiacchierato) Efebo al centro della discussione. La statuetta - oggi esposta al Museo Civico della nostra città - rimane uno dei protagonisti massimi della storia castelvetranese. Un motivo in più per visitare il museo e rendere omaggio a “Lu Pupu di Ponti Galera”.














