Strage di Ustica, 45 anni dopo. Persero la vita cinque castelvetranesi
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-06-29

Francesca Lupo, Giovanna Lupo, Vincenzo Diodato, Antonella Diodato e Giuseppe Diodato (questi ultimi 3 figli di Giovanna Lupo). Chi erano i cinque castelvetranesi? A distanza di 45 anni dalla strage di Ustica, è giusto spendere un pensiero per le povere vittime castelvetranesi. In un’epoca di misteri e segreti di Stato, Ustica rimane fatto indecoroso. Senza colpevoli, senza processi.

Ogni anno - precisamente il 27 giugno - è un rimbalzo di presunte colpe, speranze e necessità di trovare un colpevole/i. Dopo quattro decenni e mezzo, piangiamo le vittime. Erano “cittadini di Mondo”, in viaggio di ritorno da Bologna. Chi per ferie, chi per viaggio di piacere e chi, per ritornare nelle proprie famiglie. Morirono in 81, cifra irrilevante per molti. Chi restituirà la vita ai passeggeri? Chi restituirà la forza di vivere ai parenti? “Ormai sono passati tanti anni, per quale motivo dovremmo pensare ai morti?”. Risuonano forti le parole di Fra Giuseppe. “Non pensiamo ai vivi, come possiamo ricordarci dei morti?”. Echeggiano come un macigno duro. Un fardello che ci portiamo dietro da troppo tempo. Le verità andavano cercate sin dal primo giorno di quel 1980, quando un aereo Douglas DC-9 Itavia fu colpito casualmente. A oggi, in attesa di una verità che mai sapremo, le fonti citano di abbattimenti errati ed esplosioni in volo.
Cosa rimane di tutto questo? Nulla. La morte di tanti passeggeri e personale dell’equipaggio. Dei cinque castelvetranesi, nemmeno il ricordo. Nell’era dei social dove tutto è possibile, un piccolo pensiero è segno tangibile di una comunità presente. Giovanna e Francesca erano due donne che si spendevano per la famiglia. Il loro sorriso fu spezzato da altri. Da chi, come sempre, ha voluto agire indistintamente usando le armi. Avvoltoi scriteriati che hanno distrutto la vita di grandi e piccoli.

Mettiamoci nei panni di Vincenzo, Antonella e Giuseppe. Una vita da vivere, un cammino appena iniziato che meritava un vissuto. Magari al loro primo viaggio in aereo. Per non parlare dei genitori, in particolare la mamma. Fino all’ultimo giorno della sua vita ha pregato per le figlie. Ogni anno, in ricordo, organizzava una messa in suffragio delle vittime. Una signora che si e’ distinta fino al termine dei suoi giorni. Cinque anime a cui sono stati spezzati i sogni. Di realizzarsi. Di crescita. Il destino è stato crudele, tragico con loro. In quell’aereo poteva esserci chiunque, ognuno di noi. È giunto il momento di sapere la verità, anche a distanza di 45 anni.
Un ricordo umile per i nostri concittadini. Giovanna, Francesca, Vincenzo, Antonella e Giuseppe meritano - con esattezza - una realtà che è stata nascosta per troppo tempo. E per concludere, un pensiero della prof. Francesca Riggio: “E’ impossibile dimenticare”. Ha ragione da vendere. Sia il primo di tanti passi ancora.
















