Castelvetrano, gennaio 1980, la strage scongiurata. Il deragliamento del treno “Espresso” n. 732 Trapani-Palermo
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-07-23

(ph. Castelvetranese Doc profilo Facebook)
14 gennaio 1980. È un giorno qualsiasi. Uno di quelli che apparentemente non lascia traccia di sé. L’inverno è freddo, si avverte anche in città. Speranza e frenesia accomunano i castelvetranesi. Improvvisamente accade qualcosa di strano. Alle ore 17:30 si sente un boato. Cos’e’ successo? Un rumore assordante. Fin troppo. Proviene dalla stazione di Castelvetrano. A poche centinaia di metri dalla fermata - precisamente all’altezza del chilometro 114 e 300.

Il treno “Espresso” n. 732 Trapani-Palermo, con fermate a Marsala, Mazara e Campobello di Mazara, è da poco transitato in città. Tira un vento di scirocco che non dà tregua. E lo stesso causa la caduta di un albero (sui binari), con conseguente deragliamento del treno. La frenata è stata avvertita. La gente ha paura. Sono oltre cento i passeggeri presenti. Donne, uomini e bambini tremano. Subentra un certo sconforto. Il ricordo straziante dell’incidente del 6 agosto del 1950 è vivo, specialmente negli anziani. Allora i morti furono sette (la maggior parte partannesi).
Quel giorno non verrà mai dimenticato. E adesso? Per un attimo si teme il peggio. Subentra un “certo” timore. C'è chi vorrebbe fuggire, chi alterna un sorriso beffardo a un pianto disperato. Le madri stringono i figli, mentre i padri provano a comprendere lo stato dei fatti. “È stato un ramo”, ripetono. La voce fa il giro velocemente. “Qualcuno si è fatto male? Ci sono feriti?”. Sono le urla dei controllori. Respirano affannosamente. Provengono solo voci di conforto, fortunatamente. Come può un semplice ramo aver provocato un incidente di tale portata? È la domanda ricorrente.

Quello che adesso è retorico, due minuti prima aveva provocato un malessere comune, presente a tutti i passeggeri. Intervengono i medici. La presenza di bambini non può essere sottovalutata. È giusto procedere per tappe. Il treno non può ripartire. Non ci sono le condizioni. Fatti scendere lentamente, i passeggeri ricevono le cure dovute. Castelvetrano diventa tappa di ristoro, di riposo forzato “non voluto”. Ecco il commento a caldo di un passeggero rimasto scosso dall’evento: “Bastava poco e avremmo raccontato un epilogo diverso. E avremmo perso tutti i nostri sacrifici”.
Per una volta non fu così. Non si ripeté quel tragico evento del 1950. Una volta ripresa la normalità, i passeggeri vennero fatti salire nei bus (autocorriere) per proseguire dritti a Palermo. La linea ferrata rimase ostruita per oltre tre ore. A distanza di 45 anni consola l’atto finale. Un incidente meno grave del previsto. Nelle proporzioni poteva assumere i connotati di una vera e propria strage che avrebbe spezzato delle vite e decimato alcune famiglie. Non dimentichiamolo.
















