Castelvetrano Ricorda, Giovan Battista Ferrigno, il mito in poche battute
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-12-19

Chi era Giovan Battista Ferrigno? Uno storico, un poligrafo versatile, un ricercatore, un avventuriero, uno scrittore… o? Un mito castelvetranese. Se gli storici attuali descrivono al meglio i contenuti della città, Ferrigno è stato il primo grande interprete della monografia castelvetranese. Autodidatta, ha inciso profondamente per assicurare a tutti - vecchie e nuove generazioni - un percorso da seguire. Il suo rappresenta un modello che oggi, al netto degli strumenti, ricalca un modo di fare, di perseguire obiettivi. Dietro alla formazione “personale” dell’uomo abbiamo, con tanto di descrizione, una figura illustre in grado di offrire tematiche interessanti. E questo, senza ombra di dubbio, esalta il personaggio nelle sue qualità di cultore e divulgatore sociale di una città, la nostra, che ha saputo ergersi in tempi non sospetti a “capitale principesca”. Per conoscere meglio il nostro concittadino, le letture permettono di scoprire frasi e battute celebri che lo hanno reso speciale. Di seguito, tra interventi duri e pragmatismo, è venuto
fuori un carattere tenace.

“Siamo di fronte a un caso di sorda arroganza del potere: accampando preoccupazioni per nulla giustificate e trincerandosi dietro le sue responsabilità”. (Attacco ai governanti). “Perdono con tutto l’animo mio a chi mi ha fatto o tentato di farmi del male. Non serbo rancore a nessuno; la mia coscienza è tranquilla”. “Perchè non si maligni sulle sue intenzioni - da alte finalità etiche, che stanno molto al di sopra delle persone che rifuggono dalle volgarità”. “La maggior parte dei miei concittadini sconosce quello che io ho scritto e quello che è stato detto di me come scrittore; come in gran parte sconosce quello che ho fatto per salvare il patrimonio artistico e gli archivi di Castelvetrano”.
“Non assumo di avere l’esclusiva dell’amore al mio paese natale, ma presumo di essere uno tra quelli che lo amano di più”. “Niente ripari, non vale la pena! Delenda Carthago!” (Attacco al Regio Commissario). “Ho omesso o dimenticato, ed a queste omissioni o dimenticanze sono andato e andrò riparando con appositi lavori, in parte già editi, altri in preparazione, perché la storia non si inventa né si trova scritta sui marciapiedi, come la réclame. Molte cose vado pure notando che serviranno a scrivere la storia dei nostri giorni”. “Quello della storia di Castelvetrano è un vasto campo, si può dire, ancora vergine, che può fornire materia di studio non solo a me, ma a parecchi altri. Io ho fatto e faccio quello che ho potuto e posso: vo postillando e annotando un esemplare della monografia, che tengo sempre sul mio tavolo di studio, come preparazione ad una possibile ristampa, vo mettendo fuori nuovi studi su Castelvetrano, altri ne in pronto, altri ne vado preparando”.

“Tutto quello che rammenta un’epoca, un fatto, una data, una persona o una cosa importante, è monumento: più particolarmente sono monumenti nel senso proprio le opere d’arte e nel senso traslato quelle della letteratura, destinate a vincere il tempo ed a passare alla posterità. E’ anche monumento la casupola dove nato sia un grande”. “Un amico, un’opera d’arte, una cosa che cade tutti i momenti sotto i nostri sguardi, se non annulla, attutisce il nostro senso di osservazione e ci fa guardare l’amico, l’opera d’arte, la cosa, con un occhio d’indifferenza, direi quasi di trascuranza. Ma se l’amico si allontana, l’opera d’arte va alla malora, la cosa si perde, noi cominciamo ad enumerarne tutti i pregi: tutti i più minuti particolari si affacciano alla nostra mente e ci accorgiamo che tutto quell’insieme, che pareva passasse inosservato, aveva segnato dei solchi profondi nell’animo nostro, e il pensiero di non averlo più ci rattrista e ci fa sentire il rimorso di non aver stimato l’amico, l’opera d’arte, la cosa, per quanto effettivamente volevamo. Se qualcuno poi attenta all’esistenza delle persone e delle cose che noi, con apparente trascuranza ma pur tanto intensamente, amiamo, l’animo nostro d’un subito si ribella a qualunque insulto, a qualunque ingiuria, a qualunque manomissione. Ed è questo naturale senso di ribellione che mi ha imposto di scrivere questa memoria, sicuro d’interpretare lo sdegno che ha pervaso l’animo di tutti i cittadini per cui l’amore al luogo natio non è parola vana”. “Castelvetrano ha il diritto di vedere conservato il proprio patrimonio di memorie e d’arte, che nessuno voleva distrutto, nemmeno i malfattori”.
In un’ampia versione con contenuti danteschi, che si mescolano a un fine romanticismo d’altri tempi, appare grottesca la posizione dei governatori. Da sempre, in una scenografia ben definita da
consuetudini non opportune, la lotta di classe (di uno o più individui) appare un caso isolato. E lo stesso Ferrigno, meticoloso e affascinante protettore del patrimonio, rappresenta un “caso accidentale”. Mai invadente, la sua posizione - netta e coraggiosa - pone l’accento sulla perdita di un tesoro inestimabile. I fatti accaduti nei primi anni del XX secolo hanno aperto una voragine ingestibile, indecorosa. È innegabile che le sue parole risuonano come un campanello d’allarme inascoltato. E purtroppo, a distanza di tanti anni, parte del patrimonio è andato cancellato. Nel senso lato dei fatti accaduti, proviamo a ricucire i rapporti con il personaggio. Ferrigno è la storia castelvetranese. Ferrigno è patrimonio di tutta la città.
















