Gli Specchi Curvi di Ferruccio Centonze" da Il Nuovo Risveglio, “L’uomo con la carriola”
di:
Beppe Bongiorno - del 2025-12-27

Gli Specchi Curvi di Ferruccio Centonze" da Il Nuovo Risveglio, periodico pubblicato dal Circolo della Gioventù (1982-1990), a cura di Beppe Bongiorno "L'uomo con la carriola" (Il Nuovo Risveglio, ottobre 1992)

Lo incontrai in via Colletta, l'antica strada degli scarpari. Veniva contromano e andava vociando qualcosa nell'aria cupa di questo calendimaggio. Spingeva una carriola pesante, di metallo, e sopra vi aveva sistemato un sacco vuoto, di spessa carta, di quelli che abitualmente recan cemento, a nasconderne il contenuto. Un metro e ottanta di cristiano, le gambe arcuate, curvo sulla carriola, ma, se ne lasciava i manichi, restava piegato ad arco per un qualche disco lombare che gli si era erniato e calcificato negli anni. Coppola antica, giacca a quadroni a smarginare sulla zona sacrale, e le maniche troppo corte lasciavano scoperti i polsi della camicia, nobilitati da una terra marrone, pulita, mentre il laccio della cravatta lo costringeva nel colletto stazzonato ma fresco di lavatura. La voce mi arrivò arrochita, indistinta. Mi avvicinai per sentire. "Haiu sparaceddu", diceva, ma quel verbo si smorzava quasi in un lamento - "ah!", pareva dicesse.
Più di settant'anni. Vendeva sparacello spingendo la pesante carriola e aiutandosi solo di voce. E la gente non gli badava, abituata com'è ormai a quei terrificanti amplificatori che ti fanno sobbalzare sulla poltrona delle tre pomeridiane (ma anche nelle altre ore) con i violatori che bandeggiano patate sale puma pira pomodoro, pisella e fave, carta igienica materassi mollette, asciugatutto. E se ti sei chiuso nel ripostiglio con le orecchie tappate di cera colata, il metallo di voce perfora finestre e porte intanto che il bambino si sveglia nella sua culla e il nonno sclerotico va urlacchiando per la casa che "ai suoi tempi ...". Nelle pause, perentorie canzoni napoletane slagano per l'aria, commentate dallo smitragliare dei missili "terra aria" con la ruota anteriore appesa al cielo: è la civiltà del rumore, dove, se hai il sistema nervoso appena un po' labile, o scappi ululando come un lupo mannaro nelle notti di luna o i vicini sono obbligati a chiamare la "Croce verde". E la gente ad ingoiare psicofarmaci, a manate.
Lui, l'uomo di questa storia, tentava di vendere sparacello aiutandosi con il residuo di voce che si perdeva nel traffico del primo maggio. Non era stato coinvolto dal sistema, forse perché non aveva voluto o perché non aveva potuto, ed era rimasto fermo nella miseria dei suoi anni lontani di fatica e di pace, alle sue cruente giornate di trazzere e di pane. "Ah! ... sparaceddu", diceva Ferruccio Centonze.

















