Castelvetrano ricorda, "l'isola pedonale che durò da Natali a Santu Stefanu"
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-04-25

(ph. castelvetranese doc profilo facebook)
“E chissa dura da Natali a Santu Stefanu”. Mai detto fu più azzeccato a Castelvetrano. Correvano gli anni Settanta quando, nell’arco di pochi giorni, nacque l’isola pedonale e morì… all’istante. Storie di politica, storie di vita quotidiana. Andiamo a ritroso nel tempo e lasciamoci abbracciare dai fatti di cronaca. Nei primi giorni di febbraio dell’anno 1976, l’allora sindaco Cascio ebbe un’idea geniale che avrebbe - nel tempo - conseguito favori e consensi.

Grazie ai tecnici del Comune ebbe a dire: “Il centro storico deve cambiare pelle. Da questo momento bisogna rendere la nostra città a misura d’uomo. Più fiori, piante, illuminazione, tavolinetti all’aperto e orchestrine in Piazza Garibaldi. Un rinnovamento epocale”. Nel giro di poche settimane il progetto prese corpo. Come sempre, del resto, i dettagli fecero la differenza. In assenza della segnaletica orizzontale e verticale e della manodopera (udite udite), ahimè, l’opera fu “momentaneamente accantonata”. La stessa, mai del tutto dimenticata, fu ripresa dalla nuova amministrazione democristiana. Quel progetto - alla lunga - avrebbe apportato dei benefici non indifferenti. E allora, aperto il cassetto delle opere incompiute, iniziò il nuovo e discusso iter burocratico. Dopo alcune modifiche legate alla viabilità, una volta arrivata la tanto agognata segnaletica, l’assessore alla Polizia Municipale ricevette l’incarico di iniziare i lavori.
Castelvetrano fu a un passo da un cambiamento storico: l’isola pedonale stava - di fatto - diventando realtà. Finalmente, aggiungeremmo! Sul più bello accadde l’inverosimile. La cronaca del tempo descrisse così il fattaccio: “Il primo cittadino non aveva ritenuto di consultarsi prima né con la giunta né con le segreterie politiche rappresentate nella maggioranza, poiché forse non aveva dato importanza al provvedimento e pensava che l’isola avrebbe riscosso il consenso generale della cittadinanza”.

Morale della favola? Se da un lato il sindaco riscosse il plauso dei castelvetranesi, dall’altro calò il gelo. Da parte di chi? Dello stesso schieramento di appartenenza. Si era creato un risvolto politico negativo all’interno del gruppo consiliare, una sorta di minaccia che avrebbe fatto saltare gli equilibri politici. Inoltre, presero posizione gli appartenenti al Movimento Sociale e i socialdemocratici.
“L’isula un s’ha da fare!”. Dall’altro lato dello schieramento, il PCI, il PSI e il PLI, insieme alla segreteria del PRI, furono favorevoli all’ordinanza. Una situazione a dir poco imbarazzante! Nel frattempo, “dulcis in fundo”, la Commissione tecnica si era pronunciata a favore dell’ampliamento, con piccoli ritocchi sulla circolazione. Una sera d’estate il sindaco revocò "sic et simpliciter" il provvedimento.
E chi insorse? Il popolo castelvetranese. Perché al danno (ordinanze che vanno e ordinanze che vengono) si aggiunse la beffa. Quale? Le numerose contravvenzioni che le guardie municipali elevarono nei confronti dei cittadini (presi alla sprovvista dal cambiamento in corsa). I giorni successivi aprirono uno scenario impensabile: spalancare le porte della crisi amministrativa o attendere - a breve - le nuove elezioni? Castelvetrano perse un’occasione storica: esportare un modello perfetto. Prevalse il buon senso politico per evitare un danno irreparabile. Ma a perdere furono tutti… proprio tutti.
















