Castelvetrano ricorda la proposta di fondare un Comitato Antifascista nel 1974
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-05-02

Comitato antifascista? No, grazie. Non è la classica propaganda che ci vede coinvolti in epoca moderna. Tra nostalgici del “Ventennio”, antisemitismo e memorie sessantottine, il nastro dei ricordi ci porta indietro di parecchi anni. Quanti? Circa cinquanta (per la precisione 52). In una corsa a ritroso, i fatti storici della nostra città ci fanno rivivere i momenti più importanti.

Correva l’anno 1974 - con precisione il 6 agosto - quando, tra l’elezione del nuovo sindaco della città, della giunta assessoriale, i punti all’ordine del giorno e un fattaccio accaduto in Italia, si respirava un’aria pesante. Andiamo con ordine! In una notte estiva, con tanto di caldo torrido, finalmente i partiti locali trovarono la quadra attorno alla nomina del primo cittadino. Trovato l’accordo, il consiglio comunale si strinse in un profondo cordoglio per l’attentato al treno Roma-Brennero. Dopo che il consigliere della DC Mulè prese la parola, accadde l’inverosimile. Lo stesso - a nome del suo partito - protestò contro gli autori del crimine.
Ecco le sue parole (forti e severe) nei confronti degli attentatori: “In qualità di esponente politico, condanno e condanniamo i fatti accaduti a San Benedetto Val di Sambro. Ci uniamo al cordoglio dell’intera politica italiana. Gli autori del crimine, da qualsiasi parte provengano, vanno arrestati e puniti. Non accettiamo scuse, è giunta l’ora di prendere dei forti provvedimenti. Abbiamo l’onere e l’onore di formare un nuovo Comitato Antifascista”.

E ancora: “Inoltre, abbiamo il dovere di stigmatizzare il bieco proposito fascista di seminare terrore e di creare un clima di tensione in Italia con l’intendimento di distruggere le istituzioni democratiche”. Alle parole del consigliere si unirono i liberali e i socialdemocratici. Nell’attesa che i consiglieri dell’MSI firmassero l’accordo, la loro totale estraneità al dibattito e il mancato apporto alle parole del consigliere Mulè, rappresentarono una sconfitta della politica castelvetranese. Lo stesso partito - oltre a fare scena muta - uscì vincente dallo scontro frontale.
Ecco le parole di un noto giornalista dell’epoca: “In realtà bisogna dire che le cose in seno al consiglio comunale avevano preso una piega favorevolissima alla loro linea politica e che il risultato finale è stato il trionfo del MSI poiché esso, pur non facendo parte ufficialmente della maggioranza, con il suo appoggio esterno ha dato vita alla nuova amministrazione, condizionandola a suo piacimento”. La proposta fu bocciata. A tutto questo, anche la società civile si divise a metà (come sempre, del resto). Se da un lato i comunisti attaccarono i rivali, dall’altro, i missini non accettarono l’idea di creare un comitato per eliminare le idee vicine al loro partito. E oggi, sarebbe possibile? Ai posteri l’ardua sentenza.
















