Castelvetrano ricorda frammenti di vita vissuta da “L’aereo toccò finalmente terra”
di: Giovanna Casapollo - del 2026-02-01

Ricordi di Castelvetrano con quelli vissuti in Sardegna negli anni '50, '60 e '70 tratti dal volume "L’aereo toccò finalmente terra".

Desideravamo un fratello, ma nella nostra famiglia la mancanza di un maschio veniva compensata dalla presenza vivace e allegra dello zio Giovanni, il fratello di mia madre. Era un giovane energico e spensierato che portava gioia e vitalità in una casa che, a volte, poteva essere avvolta da una sorta di continua nevrosi. Zio Giovanni era dotato di notevoli energie e intelligenza. Spesso si dedicava ad attività ricreative che lo portavano fuori casa.
Ricordo i periodi in cui frequentava l'università e organizzava spettacoli teatrali nell'oratorio della chiesa di S. Giovanni. Ricopriva i ruoli di attore e regista, regalando al pubblico di familiari esilaranti gag. Il suo mantello nero e il cappello di matricola da studente di giurisprudenza, decorati con ciondoli di vario tipo, erano conservati nel tanger del salotto della nonna. Noi bambine li guardavamo di nascosto con ammirazione e rispetto. Quando la nonna usciva per le sue attività, noi entravamo nel salotto e, indossando a turno il mantello e il cappello, fingevamo di essere avvocati in un processo immaginario.

Gli imputati? I nostri familiari, colpevoli di non saper risolvere i loro problemi e incapaci di garantire a noi bambine la tranquillità necessaria per una crescita armoniosa e una vita felice. Le doti di zio Giovanni non sfuggivano neanche alle avvenenti signorine che frequentavano la nostra casa di campagna, a S.Alessio soprattutto in estate quando si organizzavano feste da ballo. Zio Giovanni suonava la sua fisarmonica per tutti, e ricordo i giochi tra di loro nella campagna.
L'altalena e il nascondino si trasformavano in qualcosa di più che giochi infantili. Ragazze in costume da bagno sotto il caldo sole di S. Alessio scorrazzavano rincorrendosi, suscitando le critiche delle donne anziane che osservavano da lontano. Io, che amavo mio zio, ero gelosa delle sue amiche e segretamente desideravo crescere in fretta per partecipare a quella spensieratezza del mondo dei giovani.
Quando finalmente crescemmo, zio Giovanni era già sposato, e i nostri pensieri si erano diretti altrove. La vita ci aveva condotto su percorsi diversi, ma quei ricordi restano vividi, un riflesso di un'epoca in cui la presenza di uno spirito gioviale e spensierato poteva compensare la mancanza di un fratello. La sua presenza ci accompagnò negli anni che seguirono; crescemmo sotto la sua protezione e il suo carattere allegro non ci abbandonò mai. Lo chiamavamo zio, ma il rapporto che coltivammo con lui era fraterno. Fu quando è venuto a mancare che ci sentimmo orfani di quel fratello tanto desiderato.
















