Castelvetrano ricorda, 1975 l'Annus Horribilis dell'Istituto Gentile
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-03-20

(ph. tratta dal castelvetranese Doc - Facebook)
“Viva l'Italia, l'Italia liberata, l'Italia del valzer, l'Italia del caffè. L'Italia derubata e colpita al cuore, viva l'Italia, l'Italia che non muore. Viva l'Italia, presa a tradimento, l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento, l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura”. Erano gli anni di piombo quando il grande De Gregori (Francesco) cantava Viva l’Italia. In un periodo abbastanza cupo per il Paese, la città di Castelvetrano mostrava i lati deboli e fragili.

L’avvicendarsi delle amministrazioni non aiutava, di certo, a consolidare la posizione della comunità. Fatti e misfatti insanguinarono il territorio, reso debole da una posizione vacillante. A destare sospetto furono gli episodi accaduti presso l’Istituto G. Gentile. Correva l’anno 1975, precisamente il primo di gennaio, quando alcuni balordi diedero fuoco ai giornali scolastici, libri generali dei voti (registri) e riviste varie. Il falò investì una parte dell’edificio, diventato in pochi minuti teatro di un incendio di medie proporzioni.
Il fatto, accaduto nelle prime ore del mattino, scosse l’intera comunità. In assenza del preside, prof. Luciano Messina, fu il vicepreside, prof. Silvestro Messina, a denunciare i fatti. In una sua breve intervista rilasciata agli organi di stampa del tempo disse: “È un fatto dalle proporzioni gravi. Che essi siano studenti o balordi qualsiasi, prendiamo atto di un attentato nei confronti delle istituzioni scolastiche castelvetranesi. Che sia un caso isolato”.

La denuncia fatta presso i carabinieri diede origine e inizio a una procedura volta alla ricerca degli ignoti. Questi ultimi erano penetrati dentro i locali calandosi dal muretto che recinge la scuola dalla parte della via Adua nel rione Oliveto. Un modo per eludere eventuali presenze. Una volta forzato l’ingresso, erano riusciti a raggiungere la sala dei professori e mettere a soqquadro l’intera aula. Quando gli agenti misero piede nell’edificio, l’odore di fumo era ancora vivo. I tetti erano neri e il pavimento era quasi accartocciato per il calore del falò. I vetri spaccati mostravano i segni della ferocia. Perché accadde tutto questo? Su quali fondamenti? Una domanda che non ottenne, almeno all’inizio, una risposta.
Dopo un periodo di calma apparente, l’istituto venne preso di mira ancora una volta. A circa un mese dai fattacci del primo gennaio, una chiamata anonima avvertì della presenza di un ordigno. Un nuovo caso isolato? Niente di tutto vero, anzi, a distanza di due giorni, l’accanimento fu ancora più pesante. Alle ore 08:40 di una mattina qualsiasi, una nuova chiamata suscitò panico e rabbia tra tutti i componenti. La stessa, tra sorrisi di facciata e ordinaria follia, avvertiva dello scoppio di un ordigno alle ore 09:15. “Questa volta facciamo sul serio”. Il bidello (oggi collaboratore scolastico) Leone riferì subito al preside Messina l’accaduto.
Nel frattempo, anche il commissariato di PS di Castelvetrano ricevette una chiamata analoga. Un piano diabolico? Una messinscena? Una bravata? Cosa si celava dietro le continue e insistenti chiamate? Nel fuggi fuggi generale, grazie al pronto intervento delle forze dell’ordine, non si registrò nessuna presenza di esplosivi. Purtroppo, nella foga generale, una studentessa fu colta da malore. Questa non resse all’impatto emotivo e fu sottoposta alle cure del caso. Un episodio che segnò ancora una volta il nostro paese.
I fatti del “Gentile” fanno parte di un percorso socio-storico intenso. La nostra città ha vissuto, nel corso della sua storia millenaria, eventi che l’hanno resa preda di scrittori e curiosi. E forse, con pace dei detrattori, rappresenta una virtù quasi invidiabile.
















