Castelvetrano ricorda il partannese Francesco Leonardi, una giovane vita spezzata nel 1975
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-04-15

(ph. Istituto euroarabo )
“Un giorno c’è la vita. [...] Poi, d’improvviso, capita la morte. Nell’ “Invenzione della solitudine" di Paul Auster è racchiuso il senso dell’esistenza. Vite spezzate sul nascere, sogni infranti, speranze abbandonate. Come quella di Francesco Leonardi di 20 anni. Era un ragazzo partannese che amava la vita. Con impegno e sacrificio studiava. Sapeva quanto fosse importante realizzare i propri sogni attraverso lo studio. Lo faceva ogni giorno, ogni mattina. Non v’era momento in cui non pensasse al suo futuro. Eppure, senza preavviso alcuno, il sogno fu infranto. Correva il mese di gennaio del 1975. Era una giornata fredda.

Era un giorno come tanti, di quelli che vivi con spensieratezza. Lui, appunto Francesco, di sacrifici ne faceva tantissimi. La sveglia suonava alle 05:00 in punto. Il tempo della colazione, e subito in macchina per raggiungere la stazione di Castelvetrano. Una volta parcheggiata l’autovettura - in attesa che arrivasse il treno - lo stesso proseguiva in direzione di Trapani per recarsi all’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato. Frequentava la classe quinta. Tutto cambiò mentre percorreva la provinciale Partanna-Castelvetrano. Probabilmente a causa del manto stradale viscido - alla seconda curva dopo il rettilineo Spizia, nei pressi del km.5 circa - sbandò finendo nella carreggiata sinistra. Proprio in quel momento sopravveniva il bus del servizio sostitutivo FF.SS. in senso contrario. L’impatto fu inevitabile. La Fiat 126 si incastrò sotto il grosso veicolo e ne provocò la morte istantanea. La fine dei sogni. La fine ingloriosa di un giovane di belle speranze. Partanna fu colta da una notizia terribile. Uno dei suoi “figli” lasciò definitivamente la terra. Tante le domande, i dubbi nutriti dietro a una morte accidentale, quanto improvvisa. "Perché il giovane non prendeva il bus direttamente a Partanna?”.
Una domanda a cui non mancò di certo una risposta. Il tragitto in autovettura gli consentiva di non perdere tempo ad aspettare coincidenze o recarsi alla fermata di Partanna che continuava ad essere effettuata a molta distanza dal centro abitato. Una scelta che Francesco pagò con la vita. Sì, quella che nessuno seppe restituire ai suoi familiari. Tutti parlavano di questo ragazzo. Bene, molto bene, come un bambino coccolato dalla comunità. Nessuno poteva immaginare un epilogo così amaro. Perché? Se alla prima domanda non tardò a giungere risposta, a questa nessuno seppe replicare.
Oggi, a distanza di 51 anni è tempo di ricordi. Sono tante le vite spezzate a causa di incidenti stradali. E Francesco, come altri, merita il giusto tributo. Per non dimenticare. Mai!

















