Mikael Pasini: dalla scena internazionale alla formazione delle nuove generazioni, la danza come linguaggio universale
di:
Federico Pier Paolo Indelicato - del 2026-08-13

Dopo aver raccontato ai lettori di Castelvetrano News il suo percorso dagli inizi in Sicilia fino alla costruzione di una carriera internazionale, torniamo a incontrare Mikael Pasini, ballerino professionista, interprete di danza contemporanea ed educatore. Negli ultimi anni il suo percorso artistico lo ha portato sui palcoscenici internazionali con la Peridance Contemporary Dance Company, fino al recente tour in Israele, dove ha ricoperto il ruolo di solista e danzatore principale in spettacoli accolti da migliaia di spettatori.

Parallelamente alla sua attività performativa, Mikael ha sviluppato un importante percorso nell'insegnamento, collaborando con scuole pubbliche di New York, istituzioni artistiche e programmi internazionali dedicati alla formazione di giovani talenti, tra cui New Settlement, la New York Performing Arts Academy e programmi estivi come LatinoAmerica Baila, che porta artisti provenienti da diversi Paesi dell'America Latina a studiare e formarsi a New York. Per Mikael la danza non è soltanto una professione, ma un mezzo per creare connessioni, sviluppare talento e offrire nuove possibilità alle persone.
Dall'ultima volta che ci siamo sentiti, il tuo percorso artistico ha continuato ad avere una dimensione sempre più internazionale. Quale esperienza ha segnato maggiormente questa fase della tua carriera?
"Sicuramente il tour in Israele con la Peridance Contemporary Dance Company è stata una delle
esperienze più significative della mia carriera. Abbiamo avuto l'opportunità di portare il nostro lavoro in tre città importanti: Haifa, Gerusalemme e Herzliya, nel nord di Tel Aviv, esibendoci davanti a teatri completamente esauriti con oltre 800 spettatori per ogni spettacolo.

Essere sul palco come solista e lead dancer rappresentava una grande responsabilità. Quando un
artista viene chiamato a ricoprire un ruolo così importante all'interno di una compagnia, non porta soltanto la propria tecnica, ma anche la propria sensibilità, esperienza e identità artistica. Ogni sera sentivo il peso e allo stesso tempo il privilegio di rappresentare il lavoro della compagnia davanti a un pubblico internazionale".
Il tour in Israele è avvenuto durante un periodo storico molto complesso. Come hai vissuto questa esperienza?
"Sarebbe impossibile dire che non ci fosse preoccupazione. Prima della partenza ho avuto momenti di riflessione, perché la situazione internazionale era delicata e naturalmente esisteva anche il timore legato alla sicurezza personale. Mi sono chiesto se partire fosse la scelta giusta e ho pensato anche alla possibilità che qualcosa potesse impedire il mio ritorno. Ma allo stesso tempo ho sentito fortemente che proprio nei momenti difficili l'arte assume un valore ancora più importante.
Quando siamo arrivati abbiamo ricevuto un'accoglienza incredibile. Le persone ci hanno dimostrato un affetto e una gratitudine profondissimi per aver scelto di viaggiare dall'altra parte del mondo e condividere con loro la nostra passione. È stato un momento che mi ha ricordato perché facciamo arte: per creare un punto d'incontro tra esseri umani".
Che cosa porterai sempre con te di questo tour?
"La connessione con il pubblico. Ogni città aveva una propria energia: Haifa, Gerusalemme e Herzliya hanno avuto atmosfere diverse, ma ovunque abbiamo trovato persone desiderose di vivere un momento di bellezza e condivisione. Quando un pubblico si emoziona davanti a uno spettacolo, indipendentemente dalla lingua che parla o dalla cultura da cui proviene, significa che la danza ha raggiunto il suo scopo. La danza riesce a comunicare ciò che spesso le parole non riescono a esprimere".
Parallelamente alla tua carriera sul palcoscenico, hai costruito un importante percorso come insegnante. Come nasce questa parte della tua identità artistica?
"L'insegnamento è sempre stato una parte naturale del mio percorso. Dopo anni trascorsi come studente, ballerino e artista professionista, ho sentito il desiderio di condividere ciò che avevo imparato con altre persone. Oggi ho la fortuna di insegnare in diversi contesti: nelle scuole pubbliche di New York, lavorando con studenti delle scuole elementari e superiori; presso la New York Performing Arts
Academy, dove lavoro con giovani attori e cantanti aiutandoli a sviluppare presenza scenica,
consapevolezza del corpo e capacità espressive; e attraverso workshop intensivi estivi dedicati
alla formazione artistica.
Tra questi c'è anche LatinoAmerica Baila, un programma che permette ad artisti provenienti da diversi Paesi dell'America Latina di venire a New York per studiare, confrontarsi e crescere artisticamente.
Per me insegnare significa creare un ponte tra la mia esperienza professionale e il futuro degli artisti".
Il tuo lavoro con New Settlement ha una dimensione anche sociale. Che cosa significa insegnare danza a bambini e famiglie che affrontano difficoltà?
"È una delle parti più importanti del mio lavoro. Attraverso New Settlement ho la possibilità di lavorare con bambini e famiglie che magari non hanno sempre accesso alle stesse opportunità artistiche. La mia missione non è semplicemente insegnare una tecnica.
La danza può diventare uno spazio dove un bambino può sentirsi visto, ascoltato e valorizzato. Molti studenti entrano in sala con insicurezze o con la paura di sbagliare. Attraverso il movimento imparano gradualmente a fidarsi di sé stessi, a collaborare con gli altri e a esprimere la propria personalità.
Quando vedo un bambino acquisire sicurezza grazie alla danza, capisco il vero valore di quello che faccio".
Come cambia il tuo approccio quando insegni a professionisti rispetto ai bambini?
"Ogni gruppo richiede un approccio diverso, ma il principio rimane lo stesso: vedere la persona
prima dell'artista. Con i professionisti e gli studenti avanzati lavoro maggiormente sulla precisione tecnica, sulla musicalità, sulla presenza scenica e sulla capacità di raccontare qualcosa attraverso il
movimento. Con i bambini lavoro soprattutto sulla scoperta, sulla fiducia e sulla gioia di imparare. Ma in entrambi i casi il mio obiettivo è aiutare ogni persona a trovare la propria voce artistica".
Quanto influisce la tua esperienza internazionale nel modo in cui insegni?
"Influisce moltissimo. Ogni collaborazione, ogni coreografo con cui ho lavorato e ogni palco internazionale su cui mi sono esibito hanno contribuito alla mia crescita. Quando insegno cerco di trasmettere non soltanto passi o tecnica, ma anche una mentalità professionale: disciplina, curiosità, apertura culturale e capacità di adattarsi. Essere un artista oggi significa essere un cittadino del mondo".
Dalla Sicilia ai palcoscenici internazionali, dalle grandi produzioni ai giovani studenti che incontri ogni giorno: quale eredità vuoi lasciare attraverso la danza?
"La mia più grande speranza è dimostrare che la danza può essere molto più di una professione. Può essere un modo per raccontare chi siamo, per creare connessioni e per dare alle persone la possibilità di scoprire qualcosa dentro sé stesse. Ho avuto la fortuna di vivere esperienze straordinarie: esibirmi con una compagnia internazionale, viaggiare in diversi Paesi, collaborare con artisti incredibili e allo stesso tempo entrare in una sala piena di bambini e vedere nascere la loro fiducia.
Sono due mondi apparentemente diversi, ma per me fanno parte della stessa missione. Continuare a crescere come artista, rappresentare la mia storia e le mie radici nel mondo, e utilizzare la danza per ispirare gli altri. Perché alla fine il vero valore di un artista non si misura solo dai palcoscenici sui quali si
esibisce, ma dalle persone che riesce a toccare attraverso il proprio lavoro".











