Castelvetrano Ricorda: Gasdotto, quando Castelvetrano divenne la bretella del Mediterraneo
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-08-25

30 marzo 2026: Italia e Algeria rafforzano l’accordo sulle forniture di gas. La notizia, ormai vecchia di 5 mesi, è stata vista come una delle solite trovate della politica italiana. Invece, a partire dalla fine degli anni Settanta, la Sicilia, e in particolare Castelvetrano, rappresentò un apripista per il settore energetico.

Correva l’anno 1978 quando - dopo un accordo tra Roma e Algeri, si diede il via alla costruzione del cosiddetto “tubo del gas”. I trecento uomini della Saipem imbarcati sulla nave-piattaforma “Castoro Sei”, posero il primo tubo del gasdotto nel 1980. Fu il primo passo, il primo metro di un percorso lungo 2500 chilometri. Con partenza dai giacimenti di gas naturale di Hassi R’ Mel nel Sahara algerino, il tubo continuò la sua corsa dentro il territorio tunisino. Per attraversare i 154 km che dividono Capo Bon da Mazara del Vallo, furono applicate delle tecniche eccezionali, uniche al mondo (per l’epoca).
Addirittura, per superare alcuni tratti di mare con fondali posti a 600 metri di profondità, furono adottati degli accorgimenti per vincere la forte pressione dell’acqua. Il costo delle sole tubazioni sottomarine fu di 250 miliardi delle vecchie lire. Una volta raggiunta la costa mazarese, entrò in gioco il territorio castelvetranese. Da Mazara, la linea doveva raggiungere il territorio menfitano. E fu la nostra città,
spesso criticata, a fare da “bretella energetica”.

Dei 352 km totali che dovevano raggiungere lo Stretto di Messina (a una profondità massima di 360 metri), Castelvetrano ebbe una piccola parte (da protagonista). L’obiettivo era quello di raggiungere la località di Minerbio, nei pressi di Bologna. Il tubo fu installato presso una parte della statale 115, oggi poco visibile.
Di certo, successivamente, furono apportate delle modifiche. Ma, in un’ottica di opera compiuta, il nostro territorio ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione dell’intero indotto. Oggi, a distanza di 46 anni, abbiamo poca consapevolezza di tutto, ma non dimentichiamo quanto di buono venne fatto (con errori e orrori annessi). Per comprendere lo stato dei fatti, andiamo a ritroso con i tempi e i dati a disposizione.
Nel 1980, il metano copriva il 16% (27 miliardi di metri cubi) del fabbisogno energetico italiano, secondo solo al petrolio (con il 68,5%). Quasi metà del metano consumato proveniva dai giacimenti nazionali (quindi siamo provvisti?), mentre l’altra metà era importata dall’Olanda (22,4%), dall’Unione Sovietica (20,6%) e dalla Libia (9,2% - grazie alle navi metaniere). L’obiettivo dello stato italiano fu quello di importare - a costi ridotti - il gas algerino, con il dichiarato fine di aumentare il consumo al 20% (circa 40 miliardi di metri cubi). E tutto questo, grazie al gasdotto sottomarino nel Canale di Sicilia.
Presa coscienza dei dati sulle forniture, possiamo fregiarci (in forme contenute) del titolo di attori protagonisti. Castelvetrano è spesso marchiata negativamente. Almeno, per un attimo, spogliamoci
dell’etichetta di paese “disunito” e facciamo tesoro dei passaggi storici.











