Giovanni C., storia di "lu taccagnu" e del primo "13" al Totocalcio il 21 gennaio 1951
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-01-30

“E ora paga, Giovannino!”. Si chiuse così la parabola di Giovanni C. Nella lunga storia salemitana - tra personaggi illustri e meno famosi - ci sono figure che hanno lasciato il segno. Correva l’anno 1951 -
precisamente il mese di gennaio - quando il piccolo borgo trapanese salì alle cronache del tempo per avere sbancato il Totocalcio. Dicono che la schedina numero 115 PA-24686 di 76 milioni appartenesse a un certo Giovanni C. “Cu era Giovannino?”.

Un tipo maldestro, uno a cui piaceva giocare, scommettere e tentare la buona sorte. “Senza arte né parte", in una domenica invernale, mentre l’Inter capolista pareggiava al Meazza (allora San Siro) contro la Lazio (0-0), il Milan non ne approfittava contro l’Udinese (0-0) in trasferta e la Roma veniva risucchiata in zona retrocessione (2-2 in casa contro il Bologna), i risultati “a sorpresa” rischiavano di far saltare le schedine degli italiani. E invece, a quanto pare, il buon Giovannino decise di sovvertire la tendenza.
Uscito vincitore dalla domenica di follia calcistica, l’obiettivo dichiarato era il recupero dei soldi. Come comportarsi in questi casi? Lontano dalle dinamiche di riscossione e mai messo piede fuori dalle mura di casa, decise di affidarsi alla consulenza di un buon legale. E chi, se non l’avvocato Lo Iacono - palermitano esperto di pratiche del genere - poteva aiutarlo? Messo a punto il piano di riscossione, lo stesso assistito aveva pattuito la cifra (compenso) che spettasse al buon Lo Iacono.

Partiti “alla spron battuta” verso Roma, il legale regalò al suo assistito (viveva in condizioni finanziarie pessime) una stecca di “Turmak”. “Le semplici “Esportazioni sono sigarette per poveri. Da oggi sarai milionario, ricco e farai parte di una nuova categoria sociale. Inizia una nuova vita per te, mio caro Giovannino”. Parole colte al volo… dal buon Giovanni! Una volta riscossa la somma, la mente geniale del salemitano mise a punto uno stratagemma. Quale? Preparare velocemente i documenti per emigrare lontano dalla Sicilia e dal… continente europeo. Una vera e propria fuga. E della somma da
versare all’avvocato (compreso la stecca di sigarette?). Nemmeno l’ombra. Un modo per ringraziare, lasciare un biglietto e filarsela liscia.
Intenzioni che durarono (come diciamo in Sicilia) da “Natali a Santu Stefanu”. Difatti, se a tutela dei milionari vigeva la legge generale, per gli avvocati “non pagati” vigeva la cosiddetta “legge speciale”. Una volta presentato l’esposto al Consiglio dell’Ordine - con tanto di parcella pari a tre milioni e quindici mila lire - il buon Lo Iacono vinse la sua personale battaglia. E cosa rimase del buon Giovannino? I soldi, la fama, la gloria e la… “taccagneria”. Da quel momento, a Salemi, divenne il personaggio che tutti volevano imitare e nessuno mai ci riuscì. Per buona pace dell’avvocato!
















